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domenica 23 maggio 2010

Il tg di Minzolini censura anche Elio Germano



L'attore Elio Germano ha vinto il premio come migliore attore al festival di Cannes, ex aequo con Javier Bardem. E' il festival a cui il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi non è andato, accusando il film "Draquila" di Sabina Guzzanti, di screditare l'immagine dell'Italia all'estero. Bondi, in un comunicato ufficiale, ha "declinato l'invito a partecipare al prossimo festival di Cannes, esprimendo rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, Draquila, che offende la verità e l'intero popolo italiano".

E' il festival delle polemiche (tutte italiane) sui film che danno una pessima immagine del Paese. Elio Germano vince un premio importante e spiega: "I nostri governanti rimproverano sempre al nostro cinema di parlare male dell'Italia. Per questo dedico il premio all'Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente".

Bellissimo, ineccepibile. Pochi minuti dopo il Tg1 delle 20 (quello dalla cui conduzione si è dimessa Maria Luisa Busi, perché non dà le notizie) ha un servizio sul festival. Si rallegra del premio a Germano. Poi Vincenzo Mollica dice: "Sentiamo la dedica che Germano ha fatto quando ha vinto il premio".

E ta-dan! salta l'audio. Le critiche al governo non si sentono. Il servizio finisce e il conduttore non dice niente. NIENTE.

Solo qualche servizio dopo, con un foglio in mano, specifica che l'audio è saltato (nessuna scusa). E legge la dedica di Germano, MA SENZA LA PARTE IN CUI CRITICA I GOVERNANTI. Sarà un caso? L'ennesimo caso?

Per chi non l'avesse vista, qui sotto la dedca di Elio Germano

venerdì 25 settembre 2009

Della Carfagna non s'ha da parlare



"Io non posso avere il problema del ministro Carfagna. Non posso avere il problema di una persona che tre anni prima di entrare in politica era a Piazza Grande a fare la showgirl",

Filippo Facci, giornalista di Libero, 25 settembre 2009



"Garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria",

Mara Carfagna, minista per le Pari opportunità, 25 settembre 2009



Ieri sera ad Annozero il giornalista Filippo Facci ha raccontato di essersene andato via da Il Giornale in polemica col neo-direttore Vittorio Fetri e schifato dalla censura preventiva su Mara Carfagna. Facci ha spiegato che l'unica censura l'ha avuta sulla ministra delle Pari opportunità: su di lei non poteva scrivere. Non si poteva criticare. Il passaggio in questione è dal minuto 1 e 20 secondi del video sopra. Guardatelo.

Sempre ieri, per una strana coincidenza, la ministra ex showgirl ha avuto modo di pronunciarsi pubblicamente su una questione che riguarda il suo ministero: l'annullamento per mancanza di donne della giunta provinciale di Taranto. La giunta è di centrosinistra, tanto per non risparmiare a Pd e compagnia la solita brutta figura.

Lo Statuto della provincia di Taranto infatti recita, all'articolo 48, che "il presidente della Provincia nomina i componenti della Giunta, tra cui un Vice Presidente, secondo le modalità previste per legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 81 del 25.3.1993, sì da assicurare la presenza nella Giunta di entrambi i sessi". Siccome di donne in giunta non ce n'erano, il Tar ha accettato un ricorso che chiedeva di scioglierla.

Ecco come ha commentato la vicenda la Carfagna: "Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto".

Peccato che lo statuto, dicendo che la giunta deve avere anche componenti donna, stabilisce proprio che ci sia un obbligo di presenza di donne, quindi una sorta di quote rosa. La ministra non se ne è accorta perché l'articolo 48 non quantifica la quota in questione, cioè è non dice se deve essere dell'1% o del 99%. Però, appunto, dice che almeno una minima quota di donne deve esserci.

Ecco il pezzo su City: cliccate sull'immagine qua sotto per ingrandirla.

lunedì 29 giugno 2009

L'inchiesta di Bari gossip? E Sorrisi fa politica



Se Silvio Berlusconi fosse stato un altro, dopo gli scandali per Noemi e per l'inchiesta di Bari si sarebbe già dimesso. Ma Silvio Berlusconi è unico e rimane ancora al potere. Non così saldamente, però.

Lo scandalo peloso è riuscito a metterlo in imabarazzo come la sentenza Mills e i conflitti d'interesse non sono mai riusciti a fare. Ha disturbato il can che dorme in Vaticano. E screditato la sua immagine all'estero - se ancora era possibile farlo dopo le molte gaffes.

E allora bisogna correre ai ripari - soprattutto sul terreno dell'immagine, quello sui cui Berlusconi ha costruito il suo impero, economico e politico. Una delle corazzate in questa battaglia, oltre a Mediaset, è Tv Sorrisi e Canzoni. Il giornale fa un capolavoro (Alfonso Signorini, il direttore, è davvero bravo). Ecco il testo del comunicato diffuso dai pr della Mondadori.


"L'inchiesta di Bari è politica o gossip?" Rispondono i sette direttori dei tg nella rubrica "I magnifici 7" su Tv Sorrisi e Canzoni
Augusto Minzolini- Tg1: "La vera inchiesta di Bari riguarda la malasanità, 700 milioni di euro di appalti rubati alle tasche degli italiani. Questa è politica. Ma i media ammalati di gossip prediligono la escort-story".
Antonio Di Bella - Tg3: "E Lewinsky/Clinton, e Sarko/Rachida? Il confine è ormai labile. Ma se c'è un'inchiesta della procura, l'unica cosa da fare è mandare un inviato sul posto e valutare se quel che ha raccolto ha interesse pubblico o no".
Clemente J. Mimun - Tg5: "È un mix. Difficile non notare che non si parli più dell'ipotesi tangenti sugli appalti sanitari in una Regione, la Puglia, governata dalla sinistra, ma solo di signorine ingaggiate per feste nelle case di personaggi influenti, residenze del premier comprese. Il Tg5 ha parlato di tutto".
Emilio Fede - Tg4: "È solo l'azione di una muta di cani famelici non sono degni né del gossip, né della politica, né di una società civile. Schegge impazzite".
Giorgio Mulè - Studio Aperto: "È un'inchiesta che viene, allo stato, usata per fini politici nel tentativo di indebolire e offuscare l'immagine di Berlusconi. Per fare questo, giornali che hanno fatto del rigore la loro bandiera hanno temporaneamente ammainato il vessillo cedendo al gossip più becero".
Antonello Piroso- Tg La7: "Politica, ahimé. Perché lambisce un politico. Se in un'intercettazione un soggetto parla di ragazze da lui pagate per andare a feste a casa del premier, non può che essere così. Ricordando però che il premier non è indagato. E che chi lo vuole battere lo deve fare sul terreno della politica, e non del gossip".
Emilio Carelli - Sky Tg24: "Né l'uno né l'altro. Si tratta semplicemente di un'inchiesta giudiziaria che per il suo contenuto può avere risvolti di gossip e che impatta sulla politica italiana nel momento in cui riguarda anche il presidente del Consiglio".


Il risultato? I giornali che lo riprendono titolano "i direttori si dividono" e così sembra che sia solo una questione di opinioni. In realtà qui di opinabile c'è ben poco: il punto è che tutti quelli che riducono a gossip o questione irrilevante l'inchiesta di Bari sono o dipendenti o nominati da Berlusconi, Minzolini, Mimun, Fede, Mulè.

Ma la maggior parte delle persone che leggono i giornali non ci pensa, anche se questo ha effetti evidenti quando si confrontono i servizi dei tg che dirigono.



L'entourage di Berlusconi usa strategie raffinate per controllare l'agenda delle notizie, ovvero per influenzare quelle che avranno più rilevanza nel discorso pubblico.

Se non basta, ci sono le maniere forti: le telefonate ai direttori, o le minacce ai gruppi concorrenti e ai media non amici, come la richiesta di non dare loro pubblicità. Oltretutto Berlusconi possiede aziende che spendono molto in spot e la prima concessionaria multinazionale d'Europa per fatturato, Pubblitalia. Gli è bastato andare al governo per cambiare gli equilibri pubblicitari nazionali.

Media e giornalisti, hanno pochi strumenti per opporsi.Anche se ci hanno provato come mai prima.



Ecco come conta, ancora una volta, il conflitto di interessi.

venerdì 17 aprile 2009

Domenica in, panico per una battuta su Berlusconi


"La sua battuta è assolutamente personale. Io invece voglio cogliere l'occasione per ringraziare non solo le istituzioni, che sono molto presenti sul campo e stanno dimostrando davvero l'impegno concreto, ma anche tutti i volontari",
Lorena Bianchetti, Domenica in, 12 aprile 2009


La libertà si vede dalle piccole cose. La presa di distanza di Lorena Bianchetti, giornalista e conduttrice tv molto vicina alla Cei, viene dopo un'innocente battuta del Mago Silvan ("Dopo, questa bacchetta magica la diamo a Berlusconi"). Niente di che, ma siamo sulla Rai e la conduttrice va in panico. Manda segnali alla redazione/regia della trasmissione, e poi fa la Dichiarazione non richiesta di Fedeltà al Leader, Silvio Berlusconi. E ci ricorda quanto le istituzioni siano state brave nella gestione del terremoto in Abruzzo (per altro mai nominato, la cosa è anche un po' comica).

Domenica In non è una trasmissione politica. Lorena Bianchetti nel programma si occupa di mescolare "momenti di riflessione e intrattenimento" (lo dice Wikipedia). Niente di pericoloso, apparentemente. Ma è in questi spazi "neutri" che i messaggi politici - 'dobbiamo tutti essere grati al Nostro Caro Leader' - sono più potenti che mai. Come quando nei giornali di gossip, vedi Chi (il mondadoriano e berlusconiano settimanale), si fanno le biografie dei politici e delle loro mogli.

E l'autocensura è ancora più pericolosa della censura: in Rai e ancor di più a Mediaset, sopravvive solo chi si adegua preventivamente. Per gli altri non c'è spazio. Ovvio pensare alle polemiche su Annozero. Ieri sera Michele Santoro ha risposto a modo suo. E Francesca Fornario ha portato in video le vignette di Vauro.

Erano la Via Crucis del precario. Un omaggio (al modo della satira) allo spirito cristiano di chi sta con gli ultimi. Ma mentre le vignette di Vauro scorrevano in tv, i cellulari degli alti dirigenti Rai erano bersagliati dagli sms di esponenti politici, in particolare dell'Udc, "offesi" dal riferimento cristiano.

La libertà si vede dalle piccole e dalle grandi cose.

ps: ringrazio Copyo che ha segnalato il video su Domenica In.