venerdì 23 aprile 2010

Teresa Vergalli: "Eravamo eroine, ma non lo sapevamo"

Teresa Vergalli, emiliana, è una bella signora di 83 anni. Quando ne aveva 16 sfidava i posti di blocco fascisti e nazisti, disarmata: era una staffetta partigiana. Nell'intervista a City racconta come e perché, da ragazzina, decise di unirsi alla resistenza. Domenica 25 aprile, festa della liberazione, io penserò a lei. Cliccate sulla foto per ingrandirla.


Maestra in pensione, Teresa Vergalli è una bella signora di 83 anni. Quando ne aveva 16 sfidava i posti di blocco fascisti e nazisti, disarmata: era una staffetta partigiana.

Com’è che una ragazzina di 16 anni inizia a fare la guerra?

Di nascosto da mia madre e mio padre, che pure era un partigiano, ma non voleva: sapeva quali rischi avrei corso.
E come fece, allora?
Andai in paese, a Bibbiano, dal fornaio che era amico di mio padre e anche lui nella resistenza. Gli chiesi di lavorare con loro. Lui mi snobbò: fece finta di non conoscermi, “Non so niente”, diceva, “vai a casa”. Ci rimasi male. Ma invece, non so come, poi convinse mio padre - anche perché ce n’era bisogno.
Perché decise di rischiare la vita, quando - da donna - poteva starsene a casa e pensare a sopravvivere?
Perché non potevo più andare a scuola. La notte tra il 6 e il 7 gennaio del 1944 era stata bombardata, insieme alle Officine Reggiane che producevano aerei per la guerra, e a mezza città. Quando siamo tornati dalle vacanze ci hanno detto che l’avrebbero trasferita 20 km più in là. Io già ne facevo 40 in bicicletta per arrivarci: così raddoppiavano. E andare a scuola per me era un privilegio.
Un privilegio?
Ero una donna e le donne, all’epoca, non si facevano studiare: non valevano abbastanza. La mia famiglia era eccezionale e io sapevo quanto era importante. In più eravamo poverissimi: mio padre aveva perso tutti i suoi risparmi con la crisi del 1929, era fallita la banca in cui li aveva messi. Ed era antifascista...
Cosa c’entra?
Se non eri iscritto al partito fascista non ti facevano lavorare. Anche i padroni che avevano la terra non gliela davano a mezzadria: avevano paura delle ritorsioni, perché tutti sapevano che era comunista. Mio padre si arrangiava come poteva, ma era difficile. Poi fu anche arrestato.
Quando?
Nel 1932, il giorno in cui nacque mio fratello. Io avevo solo 5 anni. Lo misero dentro con l’accusa di aver distribuito volantini per la festa dei lavoratori del 1 maggio, che era vietata. Ci stette 7 mesi e uscì solo grazie all’amnistia per i 10 anni dalla presa del potere dei fascisti. Mia mamma non so come se la cavò in quel periodo.
Quindi lei le ingiustizie della dittatura le aveva conosciute bene...
Sì. Era anche per quello che diventai partigiana: volevo cambiare un po’ il mondo. Volevo che i contadini fossero pagati meglio. Che le donne venissero considerate di più. All’epoca, anche in fabbrica, erano pagate la metà dei maschi, anche se questi erano ragazzini di 14 anni. Le contadine non potevano metter bocca negli affari anche se gestivano da sole il bestiame.
Quali erano i suoi compiti di staffetta?
Il primo lavoro fu quello di accompagnare qualcuno: io andavo avanti in bicicletta, con i libri sul portapacchi per far finta di andare a studiare da un’amica. Ci mettevamo d’accordo per i segnali di pericolo, o di attesa. E dietro veniva la persona: di solito dirigenti che dovevano fare riunioni o si spostavano per sfuggire alla cattura. Oppure recapitavo documenti.
Che tipo di documenti?
Credenziali, ordini, a volte ricevute. Ero una ragazzina e portavo delle treccine ridicole, che per fortuna mi facevano sembrare ancora più piccola. Ma dentro quelle treccine mettevo i fogliettini pericolosi.
Il territorio era controllato, giusto?
Sì, c’erano posti di blocco, con la lista dei nomi o le foto delle persone ricercate. Bisognava mostrare i documenti e sperare che facessero passare.
Le è mai capitato che la bloccassero quando accompagnava i partigiani?
No, mi è andata bene, anche perché prendevo i sentieri nascosti. Sono stata fermata quando avevo i dispacci. Me la sono cavata anche perché non mi conoscevano: c’eravamo trasferiti da poco a Bibbiano. Ma questo l’ho capito dopo, allora avevo paura: altre staffette sono state arrestate e torturate.
Per le donne significava anche essere violentate?
Sì, c’erano anche torture di carattere intimo. Ma le vittime non ne hanno mai voluto parlare. Solo una, da anziana, dopo che il marito partigiano è morto, lo ha detto. Non voleva lui lo sapesse, perché ci sarebbe rimasto troppo male.
E gli uomini non se lo immaginavano?
Facevano finta di non immaginarselo.
A noi oggi sembra pericoloso solo che una ragazzina se ne vada da sola in giro per le campagne...
Era molto rischioso, ma me sembrava un lavoro da niente, Per noi gli “eroi” erano gli uomini che combattevano. Invece avevo la responsabilità della vita di una persona. E noi donne non avevamo neppure le armi per difenderci: solo l’attenzione, l’intelligenza, la fantasia.
Lei ha iniziato a parlare della sua esperienza solo pochi anni fa, perché?
Alla fine della guerra non volevamo pensarci più: pensavamo che fosse tutto finito e tutto conquistato, che bastasse andare a votare. Ho ripensato alla mia storia, e ho iniziato a capire che anche il lavoro di noi donne partigiane è stato importante, solo quando ho pensato di raccontarlo ai miei nipoti. Alla fine della guerra pensai solo a tornare alla normalità.
Cosa fece?
L’esame magistrale, recuperando in un’estate due anni. Fui una delle poche a passare l’esame, ma presi dei voti bassi: un sacco di sei. Pensi che me ne sono vergognata tutta la vita....
Elena Tebano
elena.tebano[chocciola]rcs.it




mercoledì 14 aprile 2010

Manconi: "Nelle nostre carceri troppe morti inutili"

Grazie all'associazione A Buon Diritto, fondata da Luigi Manconi, sono recentemente emersi i casi di violenza su Stefano Cucchi e Giuseppe Uva da parte di membri delle forze dell'ordine. Non sono i soli. In questa intervista a City, Manconi spiega che il problema è di sistema: le carceri sono sovraffollate (affollate inutilmente) e abbandonate a se stesse.

"Il grado di civiltà di un Paese si misura dalle condizioni delle sue carceri", diceva qualcuno (ma non mi ricordo chi: voi lo sapete?). Il nostro è bassino, stando a quello che racconta Manconi. Cliccate sul teso per ingrandirlo.


mercoledì 7 aprile 2010

L'Aquila, dipende da cosa guardi



Il capo della protezione civile Guido Bertolaso ci promette che in 8 anni l'Aquila tornerà come nuova. Il premier Silvio Berlusconi si vanta del lavoro fatto finora. I politici del centrodestra del Lazio sfilano in città per l'anniversario del terremoto. Secondo il Commissario per la ricostruzione, però, sono oltre 52mila le persone ancora assistite (dato del 29 marzo 2010).

Di queste solo 14.462 sono alloggiate nelle C.a.s.e. in muratura costruite dal governo. Il grande orgoglio berlusconiano delle new town. Altri 1.837 sono nei cosiddetti MAP, i moduli abitativi provvisori, ovvero gli Chalet come quelli costruiti dal Comune di Trento e compagnia.

Sono ancora 4.461 gli sfollati negli alberghi sulle coste. Per ognuno di loro lo Stato paga una diaria di 40 euro, quasi 180mila euro al giorno. In un anno sono costati oltre 65 milioni di euro. Bertolaso dice che la maggior parte di loro vive in case poco danneggiate, che in tre mesi si possono sistemare. Perché non lo hanno fatto, allora? Avremmo risparmiato almeno 48 di quei milioni di euro che sono costati a tutti noi.

Ci sono poi oltre 2.200 persone in affitto e 770 nelle caserme. Anche queste a spese nostre. E va bene, ci mancherebbe, ma prima le facciamo tornare a casa, meglio è per tutti.

Per fine 27mila abruzzesi sono in "sistemazione autonoma". Ovvero hanno preso un container, sono andati a casa dei parenti, si sono sistemati nei garage, o - dice la signora al consiglio comunale dell'Aquila - stanno in case inagibili. Fatti due conti, neppure troppo elaborati, le persone per cui il governo ha trovato una sistemazione, sono molte meno di quelle che un tetto se lo sono trovate da sole. Ma tutto questo continua a costare, e tanto.

Però gli italiani non lo sanno. Per capire come mai, basta guardare il video qua sopra. Il primo è il Tg3, il secondo il Tg1, ovvero la neo-velina governativa. La versione "ufficiale" è quella che circola anche sul Tg2, Tg4, Tg5 e Studio aperto. Anche l'Ansa ha dato solo brevemente i dati sulla sistemazione della popolazione. Il che significa che le radio e i siti web che si basano sulle agenzie per fornire informazioni, sicuramente non hanno dato rilievo alla notizia del gran numero di sfollati. A me non sembra proprio secondaria.

Ps: A differenza di molti altri, non mi ha stupito il risultato elettorale. Con due eccezioni: il Lazio (la Bonino, nonostante tutto quello che aveva contro, ha fatto molto bene) e L'Aquila. Dove però le cose sono andate diversamente da come ce le hanno raccontate: nella zone colpite dal terremoto, la sinistra ha preso il 58%. Lo spiega Miss Kappa sul suo blog.

mercoledì 24 marzo 2010

Una buona occasione per stare zitto

"Uno Stato che non regola le convivenze stabili viene meno a un suo compito. Poi la Consulta ci chiarirà a proposito del fondamento Costituzionale della terminologia. Per noi il matrimonio è una cosa, e diciamo che altre forme di convivenza hanno regolazione diversa. Io sono per regolare altre convivenza con forme non sovrapponibili a quella del matrimonio"
Pier Luigi Bersani


Un partito di sinistra moderno, che sappia parlare al futuro e del futuro, deve mettere l'eguaglianza dei cittadini prima di tutto. Il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha perso una buona occasione per stare zitto.

Ha detto una frase di troppo e troppe di meno: se avesse letto ciò che hanno sostenuto gli avvocati davanti alla Corte costituzionale, saprebbe che anche le unioni tra persone dello stesso sesso devono essere chiamate matrimonio, perché i diritti sono di tutti o non sono di nessuno.

Parole sante

Meno male che a Bersani ha risposto l'onorevole del Pd Paola Concia: "Caro Bersani, fare dichiarazioni mentre la Corte Costituzionale era ancora riunita in camera di consiglio e non aveva ancora emesso il pronunciamento sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, a mio parere non è stata una cosa opportuna. La politica, quella che fa bene al paese, mentre un'istituzione come la Corte Costituzonale sta per pronunciarsi, si ferma, soprattutto in campagna elettorale, perché sai bene che le strumentalizzazioni su questi temi sono all'ordine del giorno. Essendo un uomo accorto, sai bene che quello che hai detto a proposito della regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso è una tua opinione, rispettabilissima perché sei il nostro segretario: ma sai anche bene che il PD è un partito plurale e che prima di decidere una posizione sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, dovrà fare una discussione democratica, che coinvolga tutti. Come sai su questo tema non la penso come te e non sono la sola dentro al PD". Non basta, ma aiuta.


"Un punto in particolare ha richiamato Vittorio Angiolini: che su questi temi la Corte è di certo competente, perché in tema di diritti non si può restare appesi alle mutevoli maggioranze parlamentari e che l’espressione “società naturale fondata sul matrimonio” usata dal Costituente non era intesa certo a rafforzare il potere politico sulla nozione di famiglia. Quella parola “naturale” implica al contrario la responsabilità che la politica prenda atto e rispetti ciò che esiste come famiglia all’interno della società".
Ivan Scalfarotto

lunedì 22 marzo 2010

Il 23 marzo, giorno delle nozze gay

Nessuno lo dice, ma domani i matrimoni gay potrebbero essere legalizzati. IN ITALIA. Lo spiega Ivan Scalfarotto nell'intervista a City. Cliccate sul testo per ingrandirlo.




Domani aspettiamo il “sì” alle nozze gay

IVAN SCALFAROTTO è vicepresidente del Pd, ha firmato l’appello “Sì, lo voglio!” per il matrimonio omosessuale. Con la speranza che domani diventi legale.
Cosa succede domani, 23 marzo?

La Corte costituzionale si riunisce per valutare se l’impossibilità di sposarsi, in Itala, per due persone dello stesso sesso sia conforme alla Costituzione oppure no. Se ne dichiarerà la incostituzionalità, dal giorno dopo, una coppia di due donne o una coppia di due uomini potrebbe andare a fare le pubblicazioni e sposarsi.
In Italia?
Sì, potrebbe succedere proprio domani.
Non se ne è quasi sentito parlare...
Non se ne vuole parlare. Credo che chi vuole negare pieni diritti delle persone gay e lesbiche sappia benissimo cosa succede questo 23 marzo, e che si stia anche muovendo.
In che senso?
Penso che la Corte costituzionale sia sottoposta a pressioni perché dica no al riconoscimento dei matrimoni. Però sono sicuro che non si farà influenzare.
Ma chi è a fare pressioni, secondo lei?
Credo che in Vaticano piuttosto che far passare il matrimonio gay farebbero le barricate.Il Nunzio apostolico di Parigi a gennaio ha persino spedito una lettera “riservata” con indicazioni di voto in proposito al parlamento europeo.
Cosa conteneva?
C’era scritto che il Vaticano aveva già chiesto ad alcuni europarlamentari, tra cui Luca Volontè dell’Udc, di non votare la risoluzione che indirizza i Paesi Ue a riconoscere le unioni gay, il diritto ad adottare e la potestà congiunta sui figli della coppie omosessuali. Con tanti di promemoria sugli emendamenti da respingere.
Ma cosa c’entrano eventuali pressioni politiche col fatto che in Italia non c’è stato dibattito sulla decisione della Consulta?
Intanto, ultimamente, i dibattiti in Italia sono stati soppressi tutti. Ma il punto è che quando si discute, oltre a sentire le argomentazioni contro, si ascoltano anche quelle a favore. E le nostre sono molto solide.
Per esempio?
Chi non vuole le nozze gay si basa solo su ragioni storiche. Ma se ciò che è tradizionale fosse anche giusto, allora le donne non dovrebbero votare. Fino al 1965 le donne non potevano neppure fare i magistrati! Sempre nel 1965 Franca Viola fu la prima donna a respingere il matrimonio riparatore: fino ad allora le donne potevano essere stuprate “gratis”, a condizione che il violentatore poi le sposasse.
Al pronunciamento Costituzionale si è arrivati grazie a una battaglia giuridica del movimento gay.
Sì, alcune coppie gay o lesbiche italiane sono andate in Comune e hanno detto: ci vorremmo sposare. L’ufficiale di Stato civile ha sempre rifiutato loro la pubblicazione di matrimonio, che è il presupposto per sposarsi. A quel punto le coppie hanno fatto ricorso, perché nella Costituzione non c’è scritto che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna.
Ah no?
Si parla di coniugi. Nell’articolo 29 si dice che la famiglia è una società naturale basata sul matrimonio e che “il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”.
Neppure nel codice civile?
Lì si fa riferimento al “marito” e alla “moglie” solo in articoli secondari. E tra le cause che “ostano” al matrimonio, si dice che i coniugi non devono essere consanguinei, o già sposati. Da nessuna parte si parla del loro sesso.
In effetti quando in Spagna il premier José Luis Zapatero ha legalizzato le nozze gay, ha sostituito i termini marito e moglie con coniuge. Ma perché in Italia si è scelta la via legale invece che quella politica?
Il Paese ha dei bisogni: compito della politica sarebbe interpretarli. Se non ci riesce, la gente si rivolge al magistrato.
Lei quindi è dell’idea che la società sia più avanti del parlamento?
Questo è un parlamento che non riesce neanche a dire che l’omofobia va condannata. Che parlamento è, un parlamento che non riesce a dire che l’odio è sbagliato?
E a chi parla di “attacco alla famiglia tradizionale”, cosa dice?
Quella che conosciamo oggi non è affatto la famiglia tradizionale! Nella famiglia tradizionale l’uomo aveva pieno potere su moglie e figli... se non è più così è perché la politica degli anni ‘70 ha avuto il coraggio di leggere la realtà per com’era. Oggi dobbiamo fare lo stesso: se ci sono due uomini o due donne che si amano e si proteggono e vivono come una famiglia, devono essere considerati una famiglia esattamente come tutte le altre.
Nell’appello “Sì lo voglio” vi rivolgete a tutti i cittadini. Ma quella per il matrimonio gay viene spesso vista come una battaglia solo omosessuale. È così?
I gay e le lesbiche sono cittadini a pieni doveri ma non a pieni diritti. E la battaglia per l’uguaglianza non è patrimonio solo di chi ne è escluso. Non ci sarebbe mai stato un presidente nero degli Usa se non l’avessero votato anche i bianchi. Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso è un diritto fondamentale della persona, non può essere negato ancora.
Secondo lei, alla fine, la Corte costituzionale cosa deciderà?
Sono molto ottimista: secondo me la Costituzione parla chiaro. E il concetto di famiglia è cambiato.
Elena Tebano
elena.tebano [chiocciola] rcs.i
t

domenica 21 marzo 2010

Berlusconi ha ragione


Complici lo stop ai talk show politici e la polemica sulle liste (prima) e sulle trasmissioni tv (dopo), da quel che resta del dibattito pubblico sono spariti i temi concreti. Anche lo slogan del premier Silvio Berlusconi "l'amore vince sull'odio e sull'invidia" è bello, ma difficile da tradurre in misure pratiche. A me, al massimo, fa pensare a distribuzioni gratuite di preservativi.

Di certo, in questa campagna elettorale, sembra esserci solo che il centrodestra conquisterà le Regioni del Nord in proporzioni massicce, con la sola eccezione, forse, del Piemonte e sicuramente dell'Emilia Romagna. Il motivo per cui Silvio Berlusconi vince al Nord, è semplice, e non centra nulla la questione "sicurezza". E' che Silvio Berlusconi ha ragione.

Quando dice che "se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per molte imprese, ti sembra una cosa indebita", Berlusconi ha ragione. Quando dice che "a volte lo Stato tende a essere criminogeno", Berlusconi ha ragione. Queste sono dichiarazioni del2 aprile 2008, ma le ripete più o meno dal 1994.

Se avete mai ristrutturato casa, o cercato di assumere una badante, sapete cosa significa. Qualche tempo fa un collega mi ha raccontato di un suo conoscente che ha un magazzino di mobili a Milano città. Ha voluto aprire un'uscita di sicurezza nello spazio espositivo. Ha chiesto il permesso al Comune e sono arrivati i vigili urbani. Mancavano 50 cm alla distanza prevista per legge (chissà quale regolamento edilizio, barra, numero e articolo) per aprire la porta. Risultato? Il tizio ha dovuto alzare due muri per dividere in tre il magazzino, peggiorando di molto l'esposizione e spendendo soldi. Solo così ha potuto avere l'uscita di sicurezza. Ma intorno a lui, raccontava al mio collega, c'è pieno di magazzini, nessuno è a norma e nessuno li controlla.

Ergo, se vuoi fare le cose a regola di legge, ottieni solo grane. Se stai buono buono nell'illegalità nessuno ti dice niente. Lo stesso succede se volete ristrutturare casa. Io, invece, ho assunto la ragazza che veniva a fare le pulizie a casa. Ho dovuto dichiarare il falso, su indicazione dell'impiegato della provincia: a me servivano due ore di lavoro a settimana, però siccome la ragazza è straniera, l'impiegato mi ha detto che non potevo assumerla per meno di tre ore. Giuro che non ho capito perché. Di fatto ho dovuto pagarle più contributi. Ora lei se ne è andata, non lo ha comunicato a nessuno se non a me, a voce. Io ancora non ho fatto la trafila per tutti gli uffici per "cessarla" e risulta che è ancora mia dipendente: ergo sono morosa con i contributi. Nel caso portatemi le arance.

Sono solo due piccoli esempi, che - se sei un privato cittadino - non ti succedono spesso. Ma se hai un'azienda, soprattutto piccola, o un'attività commerciale, ti trovi ad affrontare cose simili quotidianamente. E ti impediscono, spesso, di lavorare bene. Un problema più diffuso al Nord per il suo tessuto produttivo. Lo stesso vale per le tasse: io sono dipendente e la metà del mio lavoro (cioè del tempo che passo in redazione) va allo Stato. Ne sarei anche contenta, se sapessi che viene utilizzato per finanziare scuole, ospedali, amministrazioni efficienti e attente hai bisogni dei cittadini. Sarebbe un modo di contribuire al benessere presente e al futuro del Paese.

Ne sono un po' meno contenta se so che servono a pagare le puttane a qualche politico o funzionario corrotto (indirettamente, i soldi che finiscono in tangenti anche a questo servono: l'imprenditore corruttore ricarica il prezzo della corruzione sul conto dell'appalto pubblico. Cioè ruba i soldi del nostro lavoro).

Quindi, lo ripeto, sullo "Stato criminogeno" Silvio Berlusconi ha ragione. E' su altro che non ce l'ha. Per esempio, sul fatto che negli ultimi 16 anni è stato quasi sempre al governo. Ma in tutti i suoi anni da premier, questo Stato criminogeno non l'ha cambiato. Forse perché così è sicuro di prendere i voti di tutti coloro che ne sono scontenti. E che sanno che, sotto i governi Berlusconi, i controlli fiscali o sulle assunzioni in nero non sono la prima priorità.

sabato 20 marzo 2010

Niente ballo di fine anno, se sei lesbica



Constance McMillen ha 18 anni e vive a Itawamba, in Mississippi (Usa). Il 2 aprile voleva partecipare, come fanno ogni anno 8 milioni di ragazze americane, al "prom" della sua scuola, che sta per "promenade" ed è il ballo con cui si festeggia la fine delle scuole superiori. Constance, che non è mai uscita dal suo stato natale, è piuttosto timida e una "secchiona", ha deciso di fare le cose per bene ed è andata dal preside a chiedere se poteva portare la sua ragazza.

Il preside le ha detto che sarebbero potute andare insieme, ma che se si fossero baciate o tenute per mano e avessero fatto qualsiasi altra cosa che poteva mettere "a disagio" gli altri ragazzi, le avrebbero buttate fuori. Constance, dopo un po' è tornata dal preside, e gli ha chiesto se poteva andare al prom in smoking, perché lo preferiva al vestito lungo. Il preside le ha risposto di no. La spiegazione è divertente: non c'è niente di male se una ragazza si mette lo smoking - ha affermato - ma la prossima volta potrebbe arrivare un ragazzo che pretende di indossare un vestito, e allora che succede?!

"Sono fiera di essere quella che sono, anche se sono differente. Ho deciso che forse potevo provare a cambiare qualcosa, nono solo per me, ma anche per le generazioni future", ha detto la ragazzina. Che alla fine ha solo un desiderio molto tradizionalista: andare al ballo con la persona di cui è innamorata. "Che senso avrebbe andare lì, se non posso essere me stessa", ha aggiunto.

Constance, che ha il pieno sostegno di suo padre, si è rivolta all'Aclu, l'associazione americana per i diritti civili. Intanto il preside, pur di non far andare una coppia lesbica al ballo di fine anno, l'ha annullato. E ora tutta la scuola (tranne poche eccezioni) ce l'ha con Constance.

Constance è stata invitata all'Ellen Degeneres Show. "Sono venuta qui perché sei una grande persona, che ha fatto grandi cose e sono emozionata di conoscerti", ha detto in tono tranquillo a Ellen (la prima attrice di successo a dichiararsi, nel 1997, e che per questo ha dovuto superare non poche difficoltà sul lavoro). Visto che l'America è sempre l'America, Ellen le ha annunciato che TONIC (un sito online dedicato a "promuovere tutto ciò che di buono succede ogni giorno nel mondo") ha deciso di dare a Constance una borsa di studio da 30mila euro e l'opportunità di fare uno stage da loro, a New York.

Tutto è bene quel che finisce bene? Insomma, il prom è tuttora cancellato...