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lunedì 7 giugno 2010

Le immigrate che non si accontentano

Renée Etogo ha 34 anni e svariati titoli di studio. Lavora a Milano nel marketing di Extrabanca. Ed è stata selezionata tra i 25 studenti eccellenti di Talea, la scuola di leadership per gli immigrati di seconda generazione.

Fa parte della "marea" di immigrati molto diversa da quell'immagine che la politica ci vende, con tutti gli stereotipi sui disperati, i poveracci, i delinquenti.

E nell'intervista a City spiega quanto è importante iniziare a pensare e pensarsi diversamente affinché questo Paese sia un po' più civile. Cliccate sul testo per ingrandirlo.


venerdì 26 febbraio 2010

Primo marzo, sciopero dei migranti




L'intervista su City a due delle organizzatrici dello sciopero dei migranti. Cliccate sul testo per ingrandirlo. Nelle principali città italiane, Milano compresa, grazie a SDL, la copertura sindacale è garantita. Per informazioni www.primomarzo2010.it

lunedì 11 gennaio 2010

Grazia Naletto, "In Italia cresce la cultura razzista"

Grazia Naletto lavora per Lunaria, Associazione che svolge attività di informazione, formazione, ricerca e documentazione sui temi del volontariato internazionale.

Ha curato il Rapporto sul razzismo in Italia, per Manifestolibri, un documento fondamentale per capire cosa sta succedendo nel nostro paese.

Qui la sua intervista a City, in cui racconta il lavoro fatto nel libro.


mercoledì 2 dicembre 2009

Emma Bonino: "Il reato di clandestinità è una farsa"

Di Emma Bonino ammiro il coraggio e le scelte sui diritti civili. Anche se non condivido, per esempio, le sue ideee sull'economia. Ma credo che le vada riconosciuta una dirittura che pochi altri suoi colleghi hanno. Sarebbe un'ottima presidente della Repubblica, secondo me.

In questa intervista a City dice chiaro e tondo che il reato di clandestinità serve a mandare un messaggio politico, non ad essere applicato. Ma siamo il Paese dell'ipocrisia istituzionalizzata, e la Lega continua a vantarsi della sua lotta ai clandestini...

giovedì 12 novembre 2009

Otto Bitjoka: "Lavoriamo in Italia e vogliamo contare"

Otto Bitjoka è un dirigente di banca milanese che si è inventato la fondazione Ethnoland. E' immigrato in Italia dal Cameroun 33 anni fa, ed è fiero delle sue origini bantù. Stufo di sentir parlare di immigrazione senza che nessuno si preoccupi di ascoltare cosa hanno da dire gli immigrati, ha convocato per il prossimo 28 novembre gli Stati generali dell'immigrazione.

Il nome è un omaggio allo spirito della Rivoluzione francese (Bitjoka è anche filosofo e quindi filgio dei lumi), l'intenzione più conntemporanea che mai: far capire all'Italia che senza gli immigrati e le loro sclete non va da nessuna parte. Ecco l'intervista uscita oggi su City.

mercoledì 11 novembre 2009

Lavoratori, ma "clandestini" per legge

Questo post è stato pubblicato da iMille. Lo riprendo qui

L’emergenza sicurezza è ormai sparita da giornali e tv: in compenso è entrata nei codici penali grazie al pacchetto sicurezza varato dal governo e voluto dalla Lega. La traccia più evidente è l’aggravante di “clandestinità”: mette nero su bianco l’equazione “clandestino = criminale”, che rappresenta la più grande vittoria culturale dei leghisti. Il risultato è che “un’infrazione amministrativa (la mancanza di documenti)” fa immediatamente dell’immigrato un “infiltrato di nascosto per commettere chissà quale crimine”, come spiega Giuseppe Faso nel suo Lessico del razzismo democratico.

Lo diamo per scontato anche noi ogni volta che usiamo quelle parole. Peccato che non sia vero. Lo dimostra la più grande ricerca fatta in Italia sui “clandestini”, quella del Naga (un centro milanese che offre assistenza sanitaria e legale anche agli irregolari) in collaborazione con tre ricercatori, Carlo Devillanova (Università Bocconi), Francesco Fasani (University College London) e Tommaso Frattini (Università degli Studi di Milano). Fatta su una banca dati di 47.500 persone su nove anni (dal 2000 al 2008) confuta un bel po’ di luoghi comuni e mette per la prima volta un argine all’abitudine di dire tutto e il contrario di tutto sui migranti senza permesso di soggiorno – tanto non li conosce nessuno.

Lungi dall’essere tutti criminali, i “clandestini” lavorano più di noi e, quasi sempre, per noi. In generale il 62% del campione è occupato: la percentuale sale al 65% tra le donne. Già così significa che gli irregolari lavorano più degli italiani (tra cui il tasso di occupazione è del 59%). Ma se si considera coloro che sono in Italia da almeno tre anni, si scopre che oltre sette su dieci (il 76%) lavorano. La percentuale di occupati in Lombardia (una delle più alte del Paese) è del 71%. Inoltre, la partecipazione femminile al mercato del lavoro è maggiore che tra la popolazione italiana – tanto per sfatare un altro mito sulla (mancata) emancipazione delle straniere.

Se si guarda al tipo di lavoro, si scopre che la maggioranza delle donne (81%) è occupata nei servizi di collaborazione domestica (pulizie a domicilio, assistenza agli anziani, baby sitting) e nelle imprese di pulizie. Gli uomini si dividono soprattutto tra muratori, artigiani o operai specializzati, occupati in attività commerciali e servizi e addetti alle pulizie.

Il quadro è molto più roseo della propaganda sulla sicurezza che vuole i clandestini solo puttane o spacciatori. Eppure le ombre non mancano: gli irregolari infatti fanno lavori molto de-qualificati rispetto al loro livello di istruzione, “servili” dice il direttore sanitario del Naga Stefano Dalla Valle. Il 70% delle donne con una formazione universitaria, ad esempio, lavora come collaboratrice domestica; il 49% degli operai edili ha almeno un livello di istruzione superiore. Uno spreco, in un Paese come il nostro che soffre la perenne mancanza di tecnici.

Ma il rapporto del Naga racconta qualcosa di più. A partire dal 2003 la permanenza media dei migranti irregolari è aumentata: la percentuale degli immigrati con meno di un anno permanenza è scesa dal 53% del 2003 al 25% del 2008. Quella di chi ha una permanenza tra uno e due anni è rimasta grosso modo intorno al 20%, mentre tutti i tre gruppi con maggiore “anzianità migratoria” sono molto aumentati. In particolare, quelli qui da 4 o più anni sono aumentati dal 10% nel 2003 al 30% nel 2008. Di solito i migranti, quando smettono di essere irregolari, smettono anche di andare al Naga e si rivolgono alle Asl.

Detto altrimenti, dall’esplosione della questione sicurezza per gli immigrati è diventato sempre più difficile uscire dalla clandestinità. C’è un’ipocrisia di fondo nel dibattito italiano sull’immigrazione: non si dice che praticamente l’unico modo per lavorare qui è entrare da clandestini. Le leggi (anche quelle fatte dal centrosinistra) da anni prevedono che venga rilasciato il permesso di soggiorno solo a chi è stato assunto mentre è ancora nel suo Paese. Ovvero se mia nonna ottantenne sta male, io devo trovare Tizio o Caio in Ucraina, Egitto o nelle Filippine, e senza conoscerlo decidere di affidargliela – aspettando un anno perché gli spediscano il permesso e possa arrivare. Vorrei sapere chi lo fa.

I paletti messi dal centrodestra alle altre forme di ingresso (sponsor, ricongiungimenti familiari) ha reso praticamente nulle le alternative alla irregolarità. Di fatto, in Italia, è la legge a creare “la piaga della clandestinità”. E, con il pacchetto sicurezza, a trasformare lavoratori senza permesso di soggiorno in criminali.

giovedì 29 ottobre 2009

Libia, le violenze taciute sulle donne



Oggi il Corriere della sera intervista una delle profughe soccorse nei giorni scorsi al largo dell'Italia. Era a bordo di una barcarola stipata di 300 persone, una è morta di stenti mentre l'Italia e Malta facevano il tiraemolla su chi doveva soccorrere quei poveracci.

La vicenda di per sé è tragica. Credo che tra qualche decennio i posteri guarderanno a noi come noi guardiamo agli schiavisti o ai nazisti ("Ma come facevano a vivere tranquilli mentre intorno a loro succedevano queste cose?"). Ma se si legge tra le righe lo è ancora di più. Scrive il giornalista del Corriere:

"Dopo aver attraversato il Sudan Marhaout ha raccontato di essere rimasta tre mesi in Libia in attesa dell’imbarco. Ora è rico­verata nel reparto di ginecologia, al ter­zo piano dell’Ospedale di Modica. Con lei altre sette compagne di viaggio: tut­te incinte tra il quarto e l’ottavo mese".
Il giornalista si ferma lì e non scrive o chiede niente. Per pudore? Per distrazione? Penso la prima, perché comunque rileva il particolare. Il punto è: com'è possibile che le donne passate dalla Libia siano tutte incinte? E' un caso? E soprattutto: è una loro scelta?

Io temo di no: sono molte le sopravvissute (come quella nel video sopra) che raccontano di violenze sessuali alle migranti, in particolare in Libia. Dove le violenze sono all'ordine del giorno. Le provano le foto scattate di nascoso dai detenuti. E c'è anche chi, nel XXI secolo, finisce ai lavori forzati. Eppure l'Italia sbandiera i suoi accordi diplomatici con la Libia.

giovedì 15 ottobre 2009

Fabio Granata: "Da destra dico sì a gay e immigrati"

Ci sono dei minimi comun denominatori di civiltà che dovrebbero essere patrimonio di tutti i partiti politici e di tutta la società. Uno fra questi è il rispetto dei diritti civili, che non sono diritti dei gay, degli immigrati, delle donne. Sono i diritti di tutti, da cui purtroppo certe categorie sono escluse.

In Europa succede così: la destra tedesca, tanto per fare un esempio, è guidata da una donna e da un gay, il leader dei verdi è di origine turca. Ma lo stesso accade in Francia, Olanda, Inghilterra, per non parlare di Svezia e Norvegia. L'Italia invece sembra stare in un altro secolo.

Eppure non tutta la destra italiana è misogina, omofoba, xenofoba: c'è una parte che si vuole europea - anche se non trova spazio, almeno per ora, sui banchi del governo. Si può non essere d'accordo, ma almeno è un'interlocutrice credibile. Qui di seguito l'intervista uscita su City a Fabio Granata, deputato del Pdl ed estensore di una proposta di legge per abbassare i tempi per l'accesso alla cittadinanza italiana, da 10 a 5 anni.


venerdì 3 luglio 2009

Ddl sicurezza: il fai-da-te contro il crimine



Il ddl sicurezza è legge, nonostante l'opposizione di tutti tranne Pdl e Lega (che però hanno i numeri sufficienti per fare da soli). Secondo il governo "renderà più sicuri i cittadini".

A me sembra di cattivo gusto parlare di "sicurezza", invece che di criminalità, quando le case in cemento armato si sbriciolano perché sono state costruite da truffatori e quando stazioni e case si trasformano in una palla di fuoco per un incidente che doveva essere prevenuto. Per cui parlerò di criminalità: il ddl del governo aiuta davvero a combatterla?

Secondo Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia (gente che della materia se ne intende), no. Infatti sottrae fondi alla lotta contro la madre di tutti i crimini d'Italia: la mafia (camorra, 'ndragheta, sacra corona unita: declinatela come vi pare).

"Sono stati tagliati 16 milioni di euro per i collaboratori di giustizia e 5,5 milioni alla Direzione Investigativa Antimafia", spiega Letizia. In più, ddl sicurezza a parte, nel 2009 il governo ha pensato a mandare i militari per strada, sotto il naso dell gente, ma ha sottratto finanziamenti alle forze dell'ordine.

"Al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per il suo funzionamento sono stati sottratti ben 650 milioni di euro a decine e decine di capitoli: 190 milioni dalle previsioni e 180 milioni dalla cassa di competenza, altri 180 milioni degli accantonamenti del precedente Governo e 100 milioni per finanziare la fantasia dei sindaci e delle ronde", aggiunge Letizia.

In altre parole il governo all'azione di professionisti come polizia e carabinieri preferisce il fai-da-te dei cittadini organizzate nelle ronde. Il che dimostra che il suo ddl sicurezza è solo un'operazione ideologica: che senso ha togliere 100milioni di euro a chi indaga su rapine, scippi, spaccio, o ha le volanti, le pistole e le energie per beccare davvero i criminali e darli a dagli ex in pensione, senza armi e senza neanche la forza di correre dietro a uno scippatore?

Il testo approvato dal governo, infatti, dice che le ronde dovranno "prioritariamente" essere formate da ex agenti di polizia ed ex militari. Sempre all'insegna del fai-da-te è un'altra norma, che rende legali gli spray urticanti. Bello, viene da dire. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

"Il ministro vada a spiegare all'orafa di Arezzo e ai due fidanzati di Bergamo rapinati con spray urticanti rispettivamente il 22 maggio scorso ed il 21 giugno da giovani romeni, che da domani con la libera vendita dello spray al peperoncino tutti noi saremo più sicuri", riassume Letizia.

C'è poi il capitolo immigrazione: anche lì la nuova legge, invece di prevenire e combattere la criminalità, l'aiuta. Basti pensare al reato di immigrazione clandestina: da oggi per il solo fatto di scapparte alla fame, alle dittature o alla guerra, gli immigrati diventano criminali. A quel punto, quando sei nella zona d'ombra dei "fuorilegge", il passo verso la microcriminalità è solo più breve.

In più anche in questo caso la misura è ideologica: il nuovo reato d'esistenza viene punito con un ammenda tra 5mila e 10mila euro. Scoraggerà la gente a entrare in Italia senza visto? No, ma li renderà più ricattabili.

Pensate al migrante che lavora in nero in un cantiere edile, a fare le pulizie in casa o a raccogliere i pomodori nei campi. Se chiederà al datore di lavoro (al "padrone") di regolarizzarlo, quello gli potrà rispondere: "Stai zitto o ti denuncio". Così il lavoro nero, che in Italia già abbonda, avrà un'arma in più. Alla faccia della lotta alla criminalità.

Il ddl, si dirà, contiene il carcere a chi affitta agli irregolari, e quindi previene le angherie dei "padroni" di cui sopra. Anche questo, però, è un altro proclama ideologico. La norma, infatti, contiene una simpatica clausola: le pene valgono solo se l'affittuario lo fa "per ingiusto profitto". Chissà quand'è che l'affitto diventa ingiusto...

Infine: il testo approvato ha anche una parte di lotta alla mafia. Comprende una misura che esclude i destinatari di estorsioni che non hanno denunciato dagli appalti pubblici. Bello, si dirà anche qui. Ecco come lo spiega l'Ansa: "Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore è assicurata".

Sai che fantastico strumento di pressione per la mafia? Tu non ti pieghi alle mie richieste? Io prendo uno dei miei uomini condannati e gli faccio dire che ti avevo chiesto il pizzo: a quel punto tu, imprenditore onesto, sei rovinato. Alé!