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venerdì 11 settembre 2009

Berlusconi, le donne italiane non ne possono più



"Un imprenditore di Bari, ormai noto, che si chiama Tarantini, o Tarantino, era venuto ad alcune cene facendosi accompagnare da belle donne. Io dico, alzi la mano qualcuno tra i maschi, i miei colleghi qui presenti, per dire che non è una cosa gradevole quella di sedersi a un tavolo e invece di trovarsi soltanto persone lontane dall'estetica, se invece gli occhi si posso posare su delle presenze femminili gradevoli e simpatiche",

Silvio Berlusconi, La Maddalena, 10 settembre 2009



Le facce dei presenti dicono tutto: l'autodifesa del premier italiano Silvio Berlusconi è sempre un'aggravante. Le donne sono qualcosa di "esteticamente piacevole" su cui posare gli occhi e che forniscono "prestazioni sessuali". Con il Vaticano lui parla quotidianamente.

E poi la minaccia finale al El Pais, da mettere i brividi: se continuate così, a scrivere contro di me, fallite, fa capire il premier. Altra minaccia, 18 anni di galera, arriva contro la puttana (scusate la brutalità) che l'ha inguaiato, l'escort barese Patrizia D'Addario. Che io sappia, in Italia c'è ancora l'obbligatorietà dell'azione penale, e la D'Addario non è indagata per alcun reato. Vi consiglio di guardare tutto il video, perché è molto rivelatorio.

Qui di seguito trovate l'intervista su City a Chiara Volpato. E' la studiosa di psicologia sociale che qualche settimana fa ha scritto un bellissimo articolo sul New York Times a proposito della situazione italiana. Su City Chiara Volpato analizza il linguaggio di Silvio Berlusconi, il suo atteggiamento nei confronti delle donne e la storia di veline e prostitute, e spiega perché fa male all'Italia. Cliccate sulle immagini per ingrandire.




CHIARA VOLPATO insegna psicologia sociale all’università di Milano-Bicocca. Un suo articolo sul New York Times ha fatto il giro del mondo: sostiene che le italiane sono pronte a scendere in piazza.

Professoressa Volpato, perché le donne italiane dovrebbero protestare?

Il modo in cui la classe dirigente italiana le tratta non ha uguali nelle democrazie occidentali. Anzi, in una democrazia non è tollerabile.
Si riferisce all’imprenditore che ha confessato di aver pagato donne per far sesso con il premier Silvio Berlusconi e un politico locale del Pd, per ottenerne i favori?
Mi riferisco a quello, alle cosiddette veline in politica, alle donne che tuttora compaiono in tv svestite e mute, accanto a uomini vestiti, più anziani e parlanti.
Qual è il problema?
Che sulla scena pubblica le donne vengono usate. Lo ha detto lo stesso avvocato del premier, Niccolò Ghedini, quando ha definito Berlusconi “utilizzatore finale” di una prostituta. Così le donne vengono ridotte a un oggetto, sminuite, addirittura vendute. È vero che succede ogni giorno sulle strade, ma è grave che coinvolga i massimi livelli dello Stato.
Il premier Berlusconi oggi ha negato “di aver mai pagato qualcuno per una prestazione sessuale. Da cacciatore”, ha spiegato, “che divertimento ci sarebbe?”.
Intanto ha usato la metafora della caccia, delle donne come preda, da prendere, conquistare, consumare. Se non è sessismo questo! Le donne vere, quelle di ogni giorno, dove sono? Dove siamo?
Molte persone pensano che questa sia solo una faccenda privata del premier. E di sicuro non è un reato.
Ormai in Italia c’è l’idea che un politico debba dimettersi solo se ha responsabilità penali. Ma non è così: una persona che riveste un ruolo pubblico ha degli obblighi morali e politici. È responsabile dell’immagine che dà di sé e del Paese.
Cioè?
È come se dicesse agli uomini: le donne si usano solo o come mogli per fare figli o come amanti per il proprio piacere. E alle donne dice: voi potete stare sulla scena pubblica solo come decorazione, non come persone che contribuiscono al bene comune del Paese. Lo stesso succede in tv: le donne ridotte a immagine diventano un modello.
Se una vuole usare il proprio corpo per fare carriera, perché non dovrebbe?
Che tipo di carriera fai usando il corpo? Alla fine vieni usata. E poi: se tu usi molto il tuo corpo, il cervello passa in secondo piano: nessuno te lo riconosce più, anche se ce l’hai. Infine le ricerche scientifiche mostrano che le donne che puntano sul corpo pagano un prezzo molto alto.
Quale prezzo?
Finiscono per guardarsi con lo sguardo degli altri; non pensano più “Cosa posso fare io della mia vita?”, ma “Cosa provano gli altri di fronte al mio corpo?”. Gli studi psicologici mostrano che perdono fiducia in se stesse, hanno scarsa autostima e si ammalano più spesso di depressione.
Però si dice che in politica valga ogni arma e che le belle donne portino più voti…
Nessuno pensa di dire: Raul Bova è un attore bellissimo, facciamogli fare il ministro della Cultura, facciamogli fare il ministro delle Pari opportunità. Vale solo per le donne. Oltretutto questo fa male anche alla politica.
Danneggia la politica?
Sotto c’è l’idea che la politica sia solo immagine. Invece significa lavorare per fare stare meglio un Paese .E questo richiede capacità e competenza. Io sto in università: le assicuro che di donne competenti ne vedo tutti i giorni. Ora la politica valorizza soprattutto le altre.
I suoi sembrano discorsi femministi: non è passata quella stagione?
Non ho mai fatto parte di gruppi femministi. Ma più invecchio e più divento femminista: lo richiedono i tempi.
Cosa intende?
Le donne italiane sono quelle che in Europa lavorano di più rispetto agli uomini : perché si accollano il lavoro domestico. Quindi devono sottrarre energie a quello fuori, o rinunciare ai figli. Se poi parli con chi fa selezione del personale, ti dice che a parità di competenze tra una donna e un uomo si sceglie sempre un uomo.
La discriminazione di genere è un problema solo delle donne?
Il maschilismo obbliga anche gli uomini ad avere un ruolo molto limitato. In più ricerche americane dimostrano che oggi le città più all’avanguardia sono quelle in cui donne e gay occupano posti dirigenziali. Noi li escludiamo. Dovremmo valorizzarli: non batteremo mai l’India facendo le magliette più economiche, ma essendo più creativi, inventando prodotti nuovi.
Perché lei ha preso posizione e scritto l’articolo sul New York Times?
Perché non lo faceva nessuno. Io insegno a ragazzi e ragazze dell’università e ho sentito che loro erano a disagio con quello che stava succedendo: volevano una risposta. Siccome ho anch’io un ruolo pubblico, una responsabilità, ho sentito che lo dovevo a loro e alle mie figlie adolescenti. Perché sapessero che l’Italia non è solo quella che appare in tv.
Elena Tebano

venerdì 28 agosto 2009

Nessuna perdonanza per Berlusconi



Il Vaticano ha annullato la cena tra il Segretario di stato Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Era in programma per stasera, subito dopo la festa della perdonanza all'Aquila. E' quella in cui i peccatori fanno pubblica ammenda dei loro errori, ne pagano le conseguenze (con digiuni e astinenze) e chiedono perdono promettendo di non farlo mai più.

A dimostrazione di quanto ci tenga a non peccare mai più, sembra che Berlusconi abbia deciso di delegare il sottosegretario (e suo braccio destro nei rapporti con la Chiesa) Gianni Letta. Ma a Palazzo Chigi è ancora in corso un supervertice, e il premier potrebbe ancora decidere altrimenti. Vedremo.

Intanto la cena saltata è un bello smacco per Berlusconi. Doveva essere forse la mossa più importante del suo contrattacco agli scandali (sessuali e non) che questa estate ne hanno minato la credibilità - più all'estero che in Italia, a dire la verità.

Ma se uno è fallito, gli altri proseguono. C'è la mobilitazione del leader della Lega Umberto Bossi (l'alleato più prezioso del premier), che arriva a insinuare una supposta mano della mafia negli scandali che hanno riguardato il premier. "Credo poco che il premier possa andare di qua e di là con le ragazze. Sono cose in gran parte inventate. Piuttosto, Berlusconi è odiato dalla mafia perché la legge sul sequestro dei beni mafiosi ha fatto un male enorme alle cosche", ha detto Bossi e poi, guarda caso, anche lui si è messo a parlare di perdoni mancati: "Berlusconi deve stare attento perché quelli non perdonano".

C'è, oltre alle manovre per silenziare Raitre, la denuncia a Repubblica e Gruppo Espresso per essersi permessi di fargli 10 domande scomode.

Una mossa inaudita nelle democrazie liberali, di fronte alla quale anche i giuristi mettono in guardia. Ma in linea con lo stile di Berlusconi che, dopo aver aspettato tutta l'estate che lo scandalo scemasse, ha deciso di passare alle maniere forti.

Dello stesso tenore - se verrà confermata - quella di cui parla l'Unità di oggi: Berlusconi vorrebbe comprare El Pais, il giornale che insieme al Financial Times (ma quello è già di Murdoch) più si è schierato contro di lui negli ultimi mesi.

Vi ricordate la storia dei senatori del defunto governo Prodi? Se non li puoi sconfiggere, comprali...

mercoledì 22 luglio 2009

Berlusconi, le puttane e i mafiosi


"Io non sono un santo, lo avete capito" "

Silvio Berlusconi, Berbemi, 22 luglio 2009



Le registrazioni del premier Silvio Berlusconi che si avvale dei servizi di una squillo d'alto bordo ha fatto il giro del mondo. Non dei telegiornali delle prime sei reti televisive italiane, però, con l'unica eccezione del Tg3.

Intanto un pentito di mafia, Massimo Ciancimino, figlio di Vito, racconta che tra i documenti del padre c'è una lettera di richieste al premier Silvio Berlusconi e un assegno da 35 milioni firmato dallo stesso Berlusconi a favore dei Ciancimino. Di questo i tg non parlano proprio.

(A proposito, oggi il fotografo dei festini a Villa Certosa, Antonio Zappadu, dice qualcosa di molto inquietante e sibillino: "Forse queste foto vanno riviste una ad una perché contengono situazioni e persone che io stesso non sono stato in grado di capire o riconoscere" e che sarebbero ancora più pericolose nelle registrazioni con una puttana. Per questo, spiega, non possono uscire).


Sono tutte rivelazioni da verificare, ma ancora più sconcertanti di quelle che riguardano le puttane. Quello che però sconvolge è che l'opinione pubblica in Italia non batta ciglio. I motivi possono essere tanti: la sfiducia nei confronti dei politici, da cui ci aspettiamo di tutto. La censura sui tg, che esclude le persone meno consapevoli dall'accesso alle notizie. Il controllo della famiglia Berlusconi su media, case di produzione cinematografiche e case editrici (e quindi anche su molti intellettuali).

Ma al di là dei motivi il sintomo è terrificante: la distruzione di quella che Hanna Arendt definiva la sfera pubblica. Un ambito in cui le azioni e le dichiarazioni delle persone sono richiamate alle loro responsabilità, in cui i singoli devono rispondere di fronte agli altri delle loro scelte e di quello che significano per la vita comune.

In Italia tutto questo non c'è più: Silvio Berlusconi può dire e fare quello che gli pare, e non deve neppure spiegarsi. Sia che si tratti di presunti rapporti con i mafiosi che di (meno presunte) frequentazioni con le puttane. L'unica giustificazione che Berlusconi ha portato è una conferma della sua pretesa di fare tutto: "Io non sono un santo", ha detto. Come se questo permettesse di fare tutto e il contrario di tutto.

Ma se il capo di governo fa quello che gli pare e non dà conto alla libera stampa, mentre la gente pensa solo a tirare avanti, qual è la differenza con le dittaure dell'America Latina?