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giovedì 11 febbraio 2010

Le donne oggetto in tv, tre proposte concrete

Gabriella Cims si è occupata a lungo e a livello istituzionale di normative per tv, web e videocelluari - il mondo del nuovo audiovisivo. Conosce bene i media, anche all'estero.

E si è stufata di sentire solo discorsi sul "dilagare del velinismo" in tv. Ecco perché ha fatto una serie di proposte concrete, per evitare che le donne siano usate come "pezzi di carne". Le spiega nell'intervista a City. Cliccate sul testo per ingrandirlo.

venerdì 11 settembre 2009

Berlusconi, le donne italiane non ne possono più



"Un imprenditore di Bari, ormai noto, che si chiama Tarantini, o Tarantino, era venuto ad alcune cene facendosi accompagnare da belle donne. Io dico, alzi la mano qualcuno tra i maschi, i miei colleghi qui presenti, per dire che non è una cosa gradevole quella di sedersi a un tavolo e invece di trovarsi soltanto persone lontane dall'estetica, se invece gli occhi si posso posare su delle presenze femminili gradevoli e simpatiche",

Silvio Berlusconi, La Maddalena, 10 settembre 2009



Le facce dei presenti dicono tutto: l'autodifesa del premier italiano Silvio Berlusconi è sempre un'aggravante. Le donne sono qualcosa di "esteticamente piacevole" su cui posare gli occhi e che forniscono "prestazioni sessuali". Con il Vaticano lui parla quotidianamente.

E poi la minaccia finale al El Pais, da mettere i brividi: se continuate così, a scrivere contro di me, fallite, fa capire il premier. Altra minaccia, 18 anni di galera, arriva contro la puttana (scusate la brutalità) che l'ha inguaiato, l'escort barese Patrizia D'Addario. Che io sappia, in Italia c'è ancora l'obbligatorietà dell'azione penale, e la D'Addario non è indagata per alcun reato. Vi consiglio di guardare tutto il video, perché è molto rivelatorio.

Qui di seguito trovate l'intervista su City a Chiara Volpato. E' la studiosa di psicologia sociale che qualche settimana fa ha scritto un bellissimo articolo sul New York Times a proposito della situazione italiana. Su City Chiara Volpato analizza il linguaggio di Silvio Berlusconi, il suo atteggiamento nei confronti delle donne e la storia di veline e prostitute, e spiega perché fa male all'Italia. Cliccate sulle immagini per ingrandire.




CHIARA VOLPATO insegna psicologia sociale all’università di Milano-Bicocca. Un suo articolo sul New York Times ha fatto il giro del mondo: sostiene che le italiane sono pronte a scendere in piazza.

Professoressa Volpato, perché le donne italiane dovrebbero protestare?

Il modo in cui la classe dirigente italiana le tratta non ha uguali nelle democrazie occidentali. Anzi, in una democrazia non è tollerabile.
Si riferisce all’imprenditore che ha confessato di aver pagato donne per far sesso con il premier Silvio Berlusconi e un politico locale del Pd, per ottenerne i favori?
Mi riferisco a quello, alle cosiddette veline in politica, alle donne che tuttora compaiono in tv svestite e mute, accanto a uomini vestiti, più anziani e parlanti.
Qual è il problema?
Che sulla scena pubblica le donne vengono usate. Lo ha detto lo stesso avvocato del premier, Niccolò Ghedini, quando ha definito Berlusconi “utilizzatore finale” di una prostituta. Così le donne vengono ridotte a un oggetto, sminuite, addirittura vendute. È vero che succede ogni giorno sulle strade, ma è grave che coinvolga i massimi livelli dello Stato.
Il premier Berlusconi oggi ha negato “di aver mai pagato qualcuno per una prestazione sessuale. Da cacciatore”, ha spiegato, “che divertimento ci sarebbe?”.
Intanto ha usato la metafora della caccia, delle donne come preda, da prendere, conquistare, consumare. Se non è sessismo questo! Le donne vere, quelle di ogni giorno, dove sono? Dove siamo?
Molte persone pensano che questa sia solo una faccenda privata del premier. E di sicuro non è un reato.
Ormai in Italia c’è l’idea che un politico debba dimettersi solo se ha responsabilità penali. Ma non è così: una persona che riveste un ruolo pubblico ha degli obblighi morali e politici. È responsabile dell’immagine che dà di sé e del Paese.
Cioè?
È come se dicesse agli uomini: le donne si usano solo o come mogli per fare figli o come amanti per il proprio piacere. E alle donne dice: voi potete stare sulla scena pubblica solo come decorazione, non come persone che contribuiscono al bene comune del Paese. Lo stesso succede in tv: le donne ridotte a immagine diventano un modello.
Se una vuole usare il proprio corpo per fare carriera, perché non dovrebbe?
Che tipo di carriera fai usando il corpo? Alla fine vieni usata. E poi: se tu usi molto il tuo corpo, il cervello passa in secondo piano: nessuno te lo riconosce più, anche se ce l’hai. Infine le ricerche scientifiche mostrano che le donne che puntano sul corpo pagano un prezzo molto alto.
Quale prezzo?
Finiscono per guardarsi con lo sguardo degli altri; non pensano più “Cosa posso fare io della mia vita?”, ma “Cosa provano gli altri di fronte al mio corpo?”. Gli studi psicologici mostrano che perdono fiducia in se stesse, hanno scarsa autostima e si ammalano più spesso di depressione.
Però si dice che in politica valga ogni arma e che le belle donne portino più voti…
Nessuno pensa di dire: Raul Bova è un attore bellissimo, facciamogli fare il ministro della Cultura, facciamogli fare il ministro delle Pari opportunità. Vale solo per le donne. Oltretutto questo fa male anche alla politica.
Danneggia la politica?
Sotto c’è l’idea che la politica sia solo immagine. Invece significa lavorare per fare stare meglio un Paese .E questo richiede capacità e competenza. Io sto in università: le assicuro che di donne competenti ne vedo tutti i giorni. Ora la politica valorizza soprattutto le altre.
I suoi sembrano discorsi femministi: non è passata quella stagione?
Non ho mai fatto parte di gruppi femministi. Ma più invecchio e più divento femminista: lo richiedono i tempi.
Cosa intende?
Le donne italiane sono quelle che in Europa lavorano di più rispetto agli uomini : perché si accollano il lavoro domestico. Quindi devono sottrarre energie a quello fuori, o rinunciare ai figli. Se poi parli con chi fa selezione del personale, ti dice che a parità di competenze tra una donna e un uomo si sceglie sempre un uomo.
La discriminazione di genere è un problema solo delle donne?
Il maschilismo obbliga anche gli uomini ad avere un ruolo molto limitato. In più ricerche americane dimostrano che oggi le città più all’avanguardia sono quelle in cui donne e gay occupano posti dirigenziali. Noi li escludiamo. Dovremmo valorizzarli: non batteremo mai l’India facendo le magliette più economiche, ma essendo più creativi, inventando prodotti nuovi.
Perché lei ha preso posizione e scritto l’articolo sul New York Times?
Perché non lo faceva nessuno. Io insegno a ragazzi e ragazze dell’università e ho sentito che loro erano a disagio con quello che stava succedendo: volevano una risposta. Siccome ho anch’io un ruolo pubblico, una responsabilità, ho sentito che lo dovevo a loro e alle mie figlie adolescenti. Perché sapessero che l’Italia non è solo quella che appare in tv.
Elena Tebano

venerdì 28 agosto 2009

Nessuna perdonanza per Berlusconi



Il Vaticano ha annullato la cena tra il Segretario di stato Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Era in programma per stasera, subito dopo la festa della perdonanza all'Aquila. E' quella in cui i peccatori fanno pubblica ammenda dei loro errori, ne pagano le conseguenze (con digiuni e astinenze) e chiedono perdono promettendo di non farlo mai più.

A dimostrazione di quanto ci tenga a non peccare mai più, sembra che Berlusconi abbia deciso di delegare il sottosegretario (e suo braccio destro nei rapporti con la Chiesa) Gianni Letta. Ma a Palazzo Chigi è ancora in corso un supervertice, e il premier potrebbe ancora decidere altrimenti. Vedremo.

Intanto la cena saltata è un bello smacco per Berlusconi. Doveva essere forse la mossa più importante del suo contrattacco agli scandali (sessuali e non) che questa estate ne hanno minato la credibilità - più all'estero che in Italia, a dire la verità.

Ma se uno è fallito, gli altri proseguono. C'è la mobilitazione del leader della Lega Umberto Bossi (l'alleato più prezioso del premier), che arriva a insinuare una supposta mano della mafia negli scandali che hanno riguardato il premier. "Credo poco che il premier possa andare di qua e di là con le ragazze. Sono cose in gran parte inventate. Piuttosto, Berlusconi è odiato dalla mafia perché la legge sul sequestro dei beni mafiosi ha fatto un male enorme alle cosche", ha detto Bossi e poi, guarda caso, anche lui si è messo a parlare di perdoni mancati: "Berlusconi deve stare attento perché quelli non perdonano".

C'è, oltre alle manovre per silenziare Raitre, la denuncia a Repubblica e Gruppo Espresso per essersi permessi di fargli 10 domande scomode.

Una mossa inaudita nelle democrazie liberali, di fronte alla quale anche i giuristi mettono in guardia. Ma in linea con lo stile di Berlusconi che, dopo aver aspettato tutta l'estate che lo scandalo scemasse, ha deciso di passare alle maniere forti.

Dello stesso tenore - se verrà confermata - quella di cui parla l'Unità di oggi: Berlusconi vorrebbe comprare El Pais, il giornale che insieme al Financial Times (ma quello è già di Murdoch) più si è schierato contro di lui negli ultimi mesi.

Vi ricordate la storia dei senatori del defunto governo Prodi? Se non li puoi sconfiggere, comprali...

giovedì 27 agosto 2009

Let's rally, l'appello di Chiara Volpato sul New York Times


Usciamo dal silenzio, 14 gennaio 2006, manifestazione in difesa dei diritti di scelta delle donne


Milano è una città strana, pervasa di berlusconismo, in cui l'unica sinistra visibile è quella dei centri sociali ormai votati all'eterna messa in scena del conflitto. Dopo la fine dei socialisti di Bettino Craxi, Milano non ha più dato ai partiti di centrosinistra un politico di livello nazionale. La destra, ormai, vi regna sovrana.

Eppure, ormai quasi 4 anni fa, Milano ha partorito una delle più grandi manifestazioni per i diritti civili viste in Italia negli ultimi decenni, "Usciamo dal silenzio". L'ha organizzata un coordinamento di donne, tra cui l'allora dirigente milanese (oggi è nazionale) della Cgil Susanna Camusso.

Oggi, da Milano, si alza una voce autorevole per dire basta al maschilismo di cui Silvio Berlusconi è il massimo rappresentante. E' quella di Chiara Volpato, ordinaria di psicologia sociale all'Università di Milano-Bicocca, che sul New York Times spiega l'inspiegabile all'estero. E articola il bisogno delle donne di dire BASTA.

Qui trovate il suo bellissimo articolo. Eccone intanto l'appello finale, tradotto.

"Ma cosa possono fare di concreto le donne italiane? Un passo importate è far conoscere le voci di dissenso; un compito difficile considerato che la vera libertà di stampa è limitata a pochi giornali indipendenti e, questo è importante, a internet. Dobbiamo iniziare a lavorare a una sistematica documentazione dei casi di discriminazione contro le donne.

Abbiamo anche bisogno di una maggiore organizzazione. I gruppi esistenti che potrebbero meglio condividere e impegnarsi nel dissenso (come il Partito democratico all'opposizione, che sembra distratto dalle battaglie interne) non sono stati sensibili ai molti segnali dal basso. Le donne devono esercitare molte più pressioni sui partiti di opposizione affinché rappresentino le loro richieste.

Ma soprattutto le donne (e gli uomini) che si oppongono al sessismo devono prendere posizione con più sicurezza. Il nostro Paese, per lungo tempo definito dalla sua antiquata attitudine nei confronti delle donne, è pronto a scendere in piazza"
Chiara Volpato, New York Times, 26 agosto 2009


ps: Sì, Spolitica è tornata dalle vacanze. La foto in alto è di Marco Mazzei.

giovedì 14 maggio 2009

Berlusconi, la verità sul caso Noemi Letizia



"Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello dalle liste per le Europee"

Silvio Berlusconi, La Stampa, 4 maggio 2009




Della presenza di Silvio Berlusconi alla festa per il diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, a Casoria, si parla da settimane. Tutti si chiedono se Berlusconi sia mai andato a letto con la ragazzina, promettendole in cambio un lavoro in tv o un seggio in parlamento - come ha sibillinamente accusato la moglie del premier, Veronica Lario. Berlusconi nega senza mezzi termini.

Fin qui lo sappiamo tutti. Ma potrebbero esserci altre cose che non sappiamo e che devono rimanere nascoste dietro il polverone sulle veline. Ne ha parlato Annozero. Oggi, Repubblica ha pubblicato uno speciale sul "Caso Berlusconi", in cui Giuseppe D'Avanzo ricostruisce tutta la vicenda. E avanza alcuni, pesanti dubbi. Il pezzo è online e chiunque può leggerlo, se vuole. Di seguito trovate una sintesi dell'articolo.

1. Il caso veline è iniziato sui giornali più vicini alla Famiglia Berlusconi, Libero e Il Giornale.

2. Secondo quanto afferma Repubblica, Berlusconi aveva in programma da giorni di andare alla festa di Noemi, visto che un fotografo ne sarebbe stato avvertito il sabato precedente e che la mattina della festa forze di sicurezza avrebbero controllato che nel locale non ci fossero microfoni spia.

3. Berlusconi ha dichiarato di conoscere Benedetto (detto anche Elio) Letizia, padre di Noemi, da anni. Ma non è chiaro come e perché: lo stesso Benedetto, o Elio che sia, si è sempre rifiutato di specificare in quale circostanze e per quali motivi conosca il premier.

4. Berlusconi ha dichiarato di essere andato a parlare di candidature in Campania con Elio Letizia (reddito annuo dichiarato 12mila euro, dice il Times; deve essere un gran risparmiatore se gli permettono di affittare locali per una festa).

Tutte circostanze quanto meno sospette, che hanno spinto Repubblica a fare 10 domande a Berlusconi. Gianni Letta aveva assicurato che avrebbe risposto, ma - scrive D'Avanzo - non è ancora successo.

Rimane un dubbio: perché Benedetto Letizia può parlare delle candidature napoletane con il premier? C'è qualcosa di peggio della possibilità (per altro negata) che il premier vada a letto con una minorenne?

mercoledì 6 maggio 2009

Gad Lerner, maiale confesso


"So essere maiale di mio",
Gad Lerner, L'Infedele, 5 maggio 2009




Gad Lerner è uno dei nostri giornalisti più colti e raffinati. Basta guardare il suo sito internet. Lunedì ha dedicato una puntata dell'Infedele alla soap opera berlusconiana: Veronica contro Silvio.

Bisognerebbe essere in coma per essersela persa, in questi giorni. Io ci ho provato. Non sopporto lo pseudofemminismo che vede in Veronica Lario l'eroina della rivolta femminile contro il machismo italico. Non lo è: ne ha sfruttato - finora - i vantaggi.

All'Infedele, però, è successo qualcosa di molto rivelatorio, che sì, davvero, va oltre la soap opera berlusconiana. Nel bel mezzo della sua puntata in difesa delle donne e del loro ruolo pubblico, Gad Lerner ha fatto una precisazione. La trovate qui, al minuto 19 e 58 secondi.



Se un uomo come Lerner sente il bisogno di specificare che non è un bacchettone vantandosi di essere un maiale, non c'è puntata a sostegno delle donne che regga. Secondo Emma Bonino - "Berlusconi è uno che disprezza le donne". Ma anche uomini più illuminati di lui fanno passare la loro identità attraverso una certa idea del sesso.

La potenza sessuale equivale è la virtù per eccellenza degli uomini (anche se devono solo dimostrare che sono privi di pregiudizi, come Lerner), l'essere donna è ridotto alla capacità di sedurre dell'oggetto sessuale. E' limitante per gli uomini e le donne.

Il punto non è se sia una forma di libertà rifarsi le labbra o il seno per piacere o piacersi di più. Il punto è che le donne non hanno altra forma di accesso al potere e alla rilevanza pubblica. Coloro che non si piegano a fare da decorazione, difficilmente ottengono ruoli pubblici. Le donne lo sanno e quindi scelgono la scorciatoia.

Purtroppo vale in ogni schieramento politico e in ogni professione: più spesso che no, le donne che arrivano a posizioni rilevanti lo fanno grazie a un uomo (padre o amante che sia). Lo sappiamo bene tutti. Il valore del premier Silvio Berlusconi, qui, è solo quello di sintesi: rende manifesto ciò che negli altri è implicito.

E così può capitare che non generiche veline, ma un'ex soubrette diventi ministra delle Pari Opportunità, o un'attrice con poca esperienza nel mondo dello spettacolo, e nessuna in politica, sia candidata alle europee (non lo dico io, lo dimostra lei con il suo sito).

Sui criteri di selezione, lascio la parola alla direttrice dell'Unità Concita De Gregorio. Dal minuto 9 e 35 secondi, per chi desidera.