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venerdì 28 agosto 2009

Nessuna perdonanza per Berlusconi



Il Vaticano ha annullato la cena tra il Segretario di stato Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Era in programma per stasera, subito dopo la festa della perdonanza all'Aquila. E' quella in cui i peccatori fanno pubblica ammenda dei loro errori, ne pagano le conseguenze (con digiuni e astinenze) e chiedono perdono promettendo di non farlo mai più.

A dimostrazione di quanto ci tenga a non peccare mai più, sembra che Berlusconi abbia deciso di delegare il sottosegretario (e suo braccio destro nei rapporti con la Chiesa) Gianni Letta. Ma a Palazzo Chigi è ancora in corso un supervertice, e il premier potrebbe ancora decidere altrimenti. Vedremo.

Intanto la cena saltata è un bello smacco per Berlusconi. Doveva essere forse la mossa più importante del suo contrattacco agli scandali (sessuali e non) che questa estate ne hanno minato la credibilità - più all'estero che in Italia, a dire la verità.

Ma se uno è fallito, gli altri proseguono. C'è la mobilitazione del leader della Lega Umberto Bossi (l'alleato più prezioso del premier), che arriva a insinuare una supposta mano della mafia negli scandali che hanno riguardato il premier. "Credo poco che il premier possa andare di qua e di là con le ragazze. Sono cose in gran parte inventate. Piuttosto, Berlusconi è odiato dalla mafia perché la legge sul sequestro dei beni mafiosi ha fatto un male enorme alle cosche", ha detto Bossi e poi, guarda caso, anche lui si è messo a parlare di perdoni mancati: "Berlusconi deve stare attento perché quelli non perdonano".

C'è, oltre alle manovre per silenziare Raitre, la denuncia a Repubblica e Gruppo Espresso per essersi permessi di fargli 10 domande scomode.

Una mossa inaudita nelle democrazie liberali, di fronte alla quale anche i giuristi mettono in guardia. Ma in linea con lo stile di Berlusconi che, dopo aver aspettato tutta l'estate che lo scandalo scemasse, ha deciso di passare alle maniere forti.

Dello stesso tenore - se verrà confermata - quella di cui parla l'Unità di oggi: Berlusconi vorrebbe comprare El Pais, il giornale che insieme al Financial Times (ma quello è già di Murdoch) più si è schierato contro di lui negli ultimi mesi.

Vi ricordate la storia dei senatori del defunto governo Prodi? Se non li puoi sconfiggere, comprali...

mercoledì 22 luglio 2009

Berlusconi, le puttane e i mafiosi


"Io non sono un santo, lo avete capito" "

Silvio Berlusconi, Berbemi, 22 luglio 2009



Le registrazioni del premier Silvio Berlusconi che si avvale dei servizi di una squillo d'alto bordo ha fatto il giro del mondo. Non dei telegiornali delle prime sei reti televisive italiane, però, con l'unica eccezione del Tg3.

Intanto un pentito di mafia, Massimo Ciancimino, figlio di Vito, racconta che tra i documenti del padre c'è una lettera di richieste al premier Silvio Berlusconi e un assegno da 35 milioni firmato dallo stesso Berlusconi a favore dei Ciancimino. Di questo i tg non parlano proprio.

(A proposito, oggi il fotografo dei festini a Villa Certosa, Antonio Zappadu, dice qualcosa di molto inquietante e sibillino: "Forse queste foto vanno riviste una ad una perché contengono situazioni e persone che io stesso non sono stato in grado di capire o riconoscere" e che sarebbero ancora più pericolose nelle registrazioni con una puttana. Per questo, spiega, non possono uscire).


Sono tutte rivelazioni da verificare, ma ancora più sconcertanti di quelle che riguardano le puttane. Quello che però sconvolge è che l'opinione pubblica in Italia non batta ciglio. I motivi possono essere tanti: la sfiducia nei confronti dei politici, da cui ci aspettiamo di tutto. La censura sui tg, che esclude le persone meno consapevoli dall'accesso alle notizie. Il controllo della famiglia Berlusconi su media, case di produzione cinematografiche e case editrici (e quindi anche su molti intellettuali).

Ma al di là dei motivi il sintomo è terrificante: la distruzione di quella che Hanna Arendt definiva la sfera pubblica. Un ambito in cui le azioni e le dichiarazioni delle persone sono richiamate alle loro responsabilità, in cui i singoli devono rispondere di fronte agli altri delle loro scelte e di quello che significano per la vita comune.

In Italia tutto questo non c'è più: Silvio Berlusconi può dire e fare quello che gli pare, e non deve neppure spiegarsi. Sia che si tratti di presunti rapporti con i mafiosi che di (meno presunte) frequentazioni con le puttane. L'unica giustificazione che Berlusconi ha portato è una conferma della sua pretesa di fare tutto: "Io non sono un santo", ha detto. Come se questo permettesse di fare tutto e il contrario di tutto.

Ma se il capo di governo fa quello che gli pare e non dà conto alla libera stampa, mentre la gente pensa solo a tirare avanti, qual è la differenza con le dittaure dell'America Latina?

venerdì 3 luglio 2009

Ddl sicurezza: il fai-da-te contro il crimine



Il ddl sicurezza è legge, nonostante l'opposizione di tutti tranne Pdl e Lega (che però hanno i numeri sufficienti per fare da soli). Secondo il governo "renderà più sicuri i cittadini".

A me sembra di cattivo gusto parlare di "sicurezza", invece che di criminalità, quando le case in cemento armato si sbriciolano perché sono state costruite da truffatori e quando stazioni e case si trasformano in una palla di fuoco per un incidente che doveva essere prevenuto. Per cui parlerò di criminalità: il ddl del governo aiuta davvero a combatterla?

Secondo Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia (gente che della materia se ne intende), no. Infatti sottrae fondi alla lotta contro la madre di tutti i crimini d'Italia: la mafia (camorra, 'ndragheta, sacra corona unita: declinatela come vi pare).

"Sono stati tagliati 16 milioni di euro per i collaboratori di giustizia e 5,5 milioni alla Direzione Investigativa Antimafia", spiega Letizia. In più, ddl sicurezza a parte, nel 2009 il governo ha pensato a mandare i militari per strada, sotto il naso dell gente, ma ha sottratto finanziamenti alle forze dell'ordine.

"Al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per il suo funzionamento sono stati sottratti ben 650 milioni di euro a decine e decine di capitoli: 190 milioni dalle previsioni e 180 milioni dalla cassa di competenza, altri 180 milioni degli accantonamenti del precedente Governo e 100 milioni per finanziare la fantasia dei sindaci e delle ronde", aggiunge Letizia.

In altre parole il governo all'azione di professionisti come polizia e carabinieri preferisce il fai-da-te dei cittadini organizzate nelle ronde. Il che dimostra che il suo ddl sicurezza è solo un'operazione ideologica: che senso ha togliere 100milioni di euro a chi indaga su rapine, scippi, spaccio, o ha le volanti, le pistole e le energie per beccare davvero i criminali e darli a dagli ex in pensione, senza armi e senza neanche la forza di correre dietro a uno scippatore?

Il testo approvato dal governo, infatti, dice che le ronde dovranno "prioritariamente" essere formate da ex agenti di polizia ed ex militari. Sempre all'insegna del fai-da-te è un'altra norma, che rende legali gli spray urticanti. Bello, viene da dire. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

"Il ministro vada a spiegare all'orafa di Arezzo e ai due fidanzati di Bergamo rapinati con spray urticanti rispettivamente il 22 maggio scorso ed il 21 giugno da giovani romeni, che da domani con la libera vendita dello spray al peperoncino tutti noi saremo più sicuri", riassume Letizia.

C'è poi il capitolo immigrazione: anche lì la nuova legge, invece di prevenire e combattere la criminalità, l'aiuta. Basti pensare al reato di immigrazione clandestina: da oggi per il solo fatto di scapparte alla fame, alle dittature o alla guerra, gli immigrati diventano criminali. A quel punto, quando sei nella zona d'ombra dei "fuorilegge", il passo verso la microcriminalità è solo più breve.

In più anche in questo caso la misura è ideologica: il nuovo reato d'esistenza viene punito con un ammenda tra 5mila e 10mila euro. Scoraggerà la gente a entrare in Italia senza visto? No, ma li renderà più ricattabili.

Pensate al migrante che lavora in nero in un cantiere edile, a fare le pulizie in casa o a raccogliere i pomodori nei campi. Se chiederà al datore di lavoro (al "padrone") di regolarizzarlo, quello gli potrà rispondere: "Stai zitto o ti denuncio". Così il lavoro nero, che in Italia già abbonda, avrà un'arma in più. Alla faccia della lotta alla criminalità.

Il ddl, si dirà, contiene il carcere a chi affitta agli irregolari, e quindi previene le angherie dei "padroni" di cui sopra. Anche questo, però, è un altro proclama ideologico. La norma, infatti, contiene una simpatica clausola: le pene valgono solo se l'affittuario lo fa "per ingiusto profitto". Chissà quand'è che l'affitto diventa ingiusto...

Infine: il testo approvato ha anche una parte di lotta alla mafia. Comprende una misura che esclude i destinatari di estorsioni che non hanno denunciato dagli appalti pubblici. Bello, si dirà anche qui. Ecco come lo spiega l'Ansa: "Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore è assicurata".

Sai che fantastico strumento di pressione per la mafia? Tu non ti pieghi alle mie richieste? Io prendo uno dei miei uomini condannati e gli faccio dire che ti avevo chiesto il pizzo: a quel punto tu, imprenditore onesto, sei rovinato. Alé!

martedì 28 aprile 2009

Il ddl sicurezza aiuta le mafie


"Nel ddl Sicurezza è stato introdotto un emendamento che di fatto limita i poteri del procuratore nazionale antimafia".

Pietro Grasso, audizione alla Camera, 21 aprile 2009

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La Camera sta per votare il ddl sicurezza, quello che dovrebbe salvarci dal più pericoloso pericolo di tutti i tempi: gli immigrati senza visto.

Nel ddl sicurezza, però, c'è un'altra norma, che al solito è passata inosservata e non si capisce come debba renderci più sicuri. E' quella che limita i poteri dell'Antimafia.


"Il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza così come è stato riproposto azzera le funzioni di impulso e coordinamento, che erano state date alla procura nazionale antimafia nel precedente decreto sulle misure di prevenzione", ha denunciato di fronte ai deputati il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, in un'audizione alla commissione Giustizia della Camera.

Fu Giovanni Falcone a inventarsi l'antimafia, per dare un indirizzo unico e più efficace alle indagini contro le mafie. Con poche righe nascoste tra quelle in cui si parla di espulsioni, ronde, medici-delatori, adesso il governo vuole ammorbidire proprio questo impulso. Non ci sarà più un coordinamento unico subito per tutte le indagini che riguardano i reati di mafia.

Ma solo quando i procedimenti saranno "avviati a seguito della proposta avanzata dai procuratori distrettuali". Invece di poter condurre indagini nazionali contro la criminalità organizzata, si dovrà aspettare che siano concluse quelle locali. Così si aiuta soprattutto la parte grigia della mafia, quella che sta oltre i primi livelli. Che coordina, e magari reinveste i guadagni criminali in attività lecito o in altri luoghi.

A proporre l'emendamento non è stato qualche remoto deputato di dubbia fama, ma il governo. Secondo cui, evidentemente, dei poveracci mezzi disdratati sulle navi sono più temibili di mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita.
Ma gli italiani avranno le ronde, e allora sì, potranno stare tranquilli.

lunedì 13 aprile 2009

Dalla mafia alla politica: l'affare cemento spiegato da Marco Travaglio

Da giorni sui media si parla della polemica su Annozero, dopo che Michele Santoro ha dedicato la puntata al terremoto in Abruzzo. Non me ne frega niente. Odio questo tipo di discussione: serve solo a distrarre dai contenuti.

Non sono neppure una fan di Marco Travaglio: ha il pregio di sapere tutto sui processi in corso in Italia, ma quando si mette a fare ironia su Silvio Berlusconi non lo sopporto. Sembra uno scontro di ego, mentre si dovrebbe parlare dei contenuti. Non è il personaggio-Berlusconi il problema.

Detto questo, ad Annozero, giovedì scorso, Marco Travaglio ha fatto una magistrale ricostruzione di come funziona il sistema mafia-costruzioni-politica. Una delle chiavi del potere economico della mafie, in Italia, è il cemento. Quello che non è abbastanza armato e poi viene giù. Lo sanno imprenditori e politici, ma se ne fregano, perché ci guadagnano.

Ascoltate Travaglio.

martedì 7 aprile 2009

Terremoto, il "padrinaggio" di Berlusconi

E' solo un lapsus, ma - si sa - anche quelli contano. Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha visitato i terremotati dell'Abruzzo, per il secondo giorno consecutivo. Ha mostrato a tutti che lo Stato c'è. Così tanto che non ha bisogno degli aiuti dall'estero.

E lì Berlusconi si è fatto scappare una parola di troppo. "Abbiamo detto in maniera chiara che accetteremmo con molto favore un padrinaggio per la ricostruzione di complessi o di singoli edifici da parte dei vari stati", ha spiegato.

Ora, in italiano si dice "patrocinio". Non so come sia abituato lui, ma i padrini sono un'altra cosa.