L'Italia ha firmato con la dittatura di Gheddafi gli accordi che l'hanno liberata dagli sbarchi di immigrati irregolari (che per altro erano solo il 15% degli arrivi). Ma di cosa succeda davvero in Libia, intanto, nessuno sa niente. Le informazioni che trapelano sono terrificanti: le racconta in questa intervista a City Federico Ubaldi, operatore di Save the Children che ha soccorso molti dei migranti riusciti a sbarcare a Lampedusa. Ovvero quelli con storie "a lieto fine". Cliccate sul testo per ingrandirlo.
La migliore fonte di informazione sulle torture ai migranti in Libia, a mia conoscenza, è il blog di Fortess Europe. Racconta parte dei fatti orribili che succedono ogni giorno, senza che noi diciamo niente, o persino in nome nostro. A me, a volte, sembra di essere come i tedeschi che 60 anni fa convivevano con il nazismo.
La vicenda di per sé è tragica. Credo che tra qualche decennio i posteri guarderanno a noi come noi guardiamo agli schiavisti o ai nazisti ("Ma come facevano a vivere tranquilli mentre intorno a loro succedevano queste cose?"). Ma se si legge tra le righe lo è ancora di più. Scrive il giornalista del Corriere:
"Dopo aver attraversato il Sudan Marhaout ha raccontato di essere rimasta tre mesi in Libia in attesa dell’imbarco. Ora è ricoverata nel reparto di ginecologia, al terzo piano dell’Ospedale di Modica. Con lei altre sette compagne di viaggio: tutte incinte tra il quarto e l’ottavo mese".
Il giornalista si ferma lì e non scrive o chiede niente. Per pudore? Per distrazione? Penso la prima, perché comunque rileva il particolare. Il punto è: com'è possibile che le donne passate dalla Libia siano tutte incinte? E' un caso? E soprattutto: è una loro scelta?
Ho una laurea in filosofia alla Scuola Normale di Pisa e un dottorato in scienze politiche alla Scuola Sant'Anna. Faccio la giornalista al Corriere della Sera e sono una delle autrici del documentario Diversamente etero. Ho vissuto in Germania, una paese che adoro, e sono dipendente dalle serie tv. Il mio blog è chiuso, ma potete trovare i miei pezzi su Corriere.it o su http://27esimaora.corriere.it/author/elena-tebano/