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lunedì 11 gennaio 2010

Grazia Naletto, "In Italia cresce la cultura razzista"

Grazia Naletto lavora per Lunaria, Associazione che svolge attività di informazione, formazione, ricerca e documentazione sui temi del volontariato internazionale.

Ha curato il Rapporto sul razzismo in Italia, per Manifestolibri, un documento fondamentale per capire cosa sta succedendo nel nostro paese.

Qui la sua intervista a City, in cui racconta il lavoro fatto nel libro.


mercoledì 2 dicembre 2009

Essere fondamentalisti ora è un reato?



La Digos ha perquisito le case di tre musulmani, a Vittorio Veneto e Roncade, in provincia di Treviso, perché hanno scaricato da internet materiali da siti islamici. Lo riporta Treviso Oggi, secondo cui i siti inneggiavano alla guerra santa.

L'Ansa, invece, scrive qualcosa di diverso:

ISLAM: PERQUISIZIONI IN CASE IMMIGRATI NEL TREVIGIANO
(ANSA) - TREVISO, 2 DIC - La polizia di Treviso ha compiuto nelle ultime ore tre perquisizioni domiciliari nelle abitazioni di cittadini immigrati a Vittorio Veneto e a Roncade, nell'ambito di un'attività di monitoraggio dell'estremismo islamico.
Gli immigrati interessati dalle perquisizioni, che non risultano indagati, sono stati controllati in relazione alla loro attività di ricerca su Internet di documenti raccolti in siti web arabi, contenenti in particolare fotografie ed interventi di esponenti religiosi fondamentalisti. Secondo quanto si è appreso, nei loro confronti non sarebbero state formulate contestazioni.(ANSA).


Ormai, nel nostro paese, abbiamo rinunciato al principio di uguaglianza. E' reato scaricare i discorsi dei fondamentalisti? E' reato essere integralisti religiosi? Non mi risulta, tant'è vero che abbiamo Paola Binetti in parlamento, ed è libera di dire tutto quello che crede (anche affermazioni assolutamente false, come quella che l'omosessualità è una malattia).

Tanto è vero che i tre "integralisti" in questione non risultano neppure indagati. Non potrei essere più lontana dal fanatismo religioso (sono ateo, o meglio: sono agnostica se per dio si intende un supposto creatore dell'universo, sono atea se per dio si intende un signore che ti dice con chi devi andare a letto) perché sono una convinta figlia dell'Illuminismo, per quanto démodé questo possa apparire.

E soprattutto ci tengo alla libertà di pensiero ed espressione: è l'unica cosa che può rendere un paese o una civiltà superiore a un'altra. E' il primo principio della democrazia e dello stato di diritto: il loro presupposto. Se i tre in questione sono sospettati di terrorismo, è un'altra cosa. Ma in quel caso non si perquisiscono gratis: le indagini per terrorismo sono molto delicate e tra le prime regole c'è quella di non far sapere ai sospettati che li si tiene d'occhio - almeno finché non si ha abbastanza per arrestarli e avviare un processo.

Quindi della due l'una: o la perquisizione della Digos trevigiana è opera di incompetenti (e voglio sperare di no). Oppure ci troviamo di fronte a una gravissima violazione delle libertà civile e dei diritti delle persone. Perquisire la casa di una persona solo perché legge documenti che non si condividono è una barbarie. Molto pericolosa.

Emma Bonino: "Il reato di clandestinità è una farsa"

Di Emma Bonino ammiro il coraggio e le scelte sui diritti civili. Anche se non condivido, per esempio, le sue ideee sull'economia. Ma credo che le vada riconosciuta una dirittura che pochi altri suoi colleghi hanno. Sarebbe un'ottima presidente della Repubblica, secondo me.

In questa intervista a City dice chiaro e tondo che il reato di clandestinità serve a mandare un messaggio politico, non ad essere applicato. Ma siamo il Paese dell'ipocrisia istituzionalizzata, e la Lega continua a vantarsi della sua lotta ai clandestini...

giovedì 12 novembre 2009

Otto Bitjoka: "Lavoriamo in Italia e vogliamo contare"

Otto Bitjoka è un dirigente di banca milanese che si è inventato la fondazione Ethnoland. E' immigrato in Italia dal Cameroun 33 anni fa, ed è fiero delle sue origini bantù. Stufo di sentir parlare di immigrazione senza che nessuno si preoccupi di ascoltare cosa hanno da dire gli immigrati, ha convocato per il prossimo 28 novembre gli Stati generali dell'immigrazione.

Il nome è un omaggio allo spirito della Rivoluzione francese (Bitjoka è anche filosofo e quindi filgio dei lumi), l'intenzione più conntemporanea che mai: far capire all'Italia che senza gli immigrati e le loro sclete non va da nessuna parte. Ecco l'intervista uscita oggi su City.

giovedì 29 ottobre 2009

Libia, le violenze taciute sulle donne



Oggi il Corriere della sera intervista una delle profughe soccorse nei giorni scorsi al largo dell'Italia. Era a bordo di una barcarola stipata di 300 persone, una è morta di stenti mentre l'Italia e Malta facevano il tiraemolla su chi doveva soccorrere quei poveracci.

La vicenda di per sé è tragica. Credo che tra qualche decennio i posteri guarderanno a noi come noi guardiamo agli schiavisti o ai nazisti ("Ma come facevano a vivere tranquilli mentre intorno a loro succedevano queste cose?"). Ma se si legge tra le righe lo è ancora di più. Scrive il giornalista del Corriere:

"Dopo aver attraversato il Sudan Marhaout ha raccontato di essere rimasta tre mesi in Libia in attesa dell’imbarco. Ora è rico­verata nel reparto di ginecologia, al ter­zo piano dell’Ospedale di Modica. Con lei altre sette compagne di viaggio: tut­te incinte tra il quarto e l’ottavo mese".
Il giornalista si ferma lì e non scrive o chiede niente. Per pudore? Per distrazione? Penso la prima, perché comunque rileva il particolare. Il punto è: com'è possibile che le donne passate dalla Libia siano tutte incinte? E' un caso? E soprattutto: è una loro scelta?

Io temo di no: sono molte le sopravvissute (come quella nel video sopra) che raccontano di violenze sessuali alle migranti, in particolare in Libia. Dove le violenze sono all'ordine del giorno. Le provano le foto scattate di nascoso dai detenuti. E c'è anche chi, nel XXI secolo, finisce ai lavori forzati. Eppure l'Italia sbandiera i suoi accordi diplomatici con la Libia.

giovedì 15 ottobre 2009

Fabio Granata: "Da destra dico sì a gay e immigrati"

Ci sono dei minimi comun denominatori di civiltà che dovrebbero essere patrimonio di tutti i partiti politici e di tutta la società. Uno fra questi è il rispetto dei diritti civili, che non sono diritti dei gay, degli immigrati, delle donne. Sono i diritti di tutti, da cui purtroppo certe categorie sono escluse.

In Europa succede così: la destra tedesca, tanto per fare un esempio, è guidata da una donna e da un gay, il leader dei verdi è di origine turca. Ma lo stesso accade in Francia, Olanda, Inghilterra, per non parlare di Svezia e Norvegia. L'Italia invece sembra stare in un altro secolo.

Eppure non tutta la destra italiana è misogina, omofoba, xenofoba: c'è una parte che si vuole europea - anche se non trova spazio, almeno per ora, sui banchi del governo. Si può non essere d'accordo, ma almeno è un'interlocutrice credibile. Qui di seguito l'intervista uscita su City a Fabio Granata, deputato del Pdl ed estensore di una proposta di legge per abbassare i tempi per l'accesso alla cittadinanza italiana, da 10 a 5 anni.


venerdì 3 luglio 2009

Ddl sicurezza: il fai-da-te contro il crimine



Il ddl sicurezza è legge, nonostante l'opposizione di tutti tranne Pdl e Lega (che però hanno i numeri sufficienti per fare da soli). Secondo il governo "renderà più sicuri i cittadini".

A me sembra di cattivo gusto parlare di "sicurezza", invece che di criminalità, quando le case in cemento armato si sbriciolano perché sono state costruite da truffatori e quando stazioni e case si trasformano in una palla di fuoco per un incidente che doveva essere prevenuto. Per cui parlerò di criminalità: il ddl del governo aiuta davvero a combatterla?

Secondo Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia (gente che della materia se ne intende), no. Infatti sottrae fondi alla lotta contro la madre di tutti i crimini d'Italia: la mafia (camorra, 'ndragheta, sacra corona unita: declinatela come vi pare).

"Sono stati tagliati 16 milioni di euro per i collaboratori di giustizia e 5,5 milioni alla Direzione Investigativa Antimafia", spiega Letizia. In più, ddl sicurezza a parte, nel 2009 il governo ha pensato a mandare i militari per strada, sotto il naso dell gente, ma ha sottratto finanziamenti alle forze dell'ordine.

"Al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per il suo funzionamento sono stati sottratti ben 650 milioni di euro a decine e decine di capitoli: 190 milioni dalle previsioni e 180 milioni dalla cassa di competenza, altri 180 milioni degli accantonamenti del precedente Governo e 100 milioni per finanziare la fantasia dei sindaci e delle ronde", aggiunge Letizia.

In altre parole il governo all'azione di professionisti come polizia e carabinieri preferisce il fai-da-te dei cittadini organizzate nelle ronde. Il che dimostra che il suo ddl sicurezza è solo un'operazione ideologica: che senso ha togliere 100milioni di euro a chi indaga su rapine, scippi, spaccio, o ha le volanti, le pistole e le energie per beccare davvero i criminali e darli a dagli ex in pensione, senza armi e senza neanche la forza di correre dietro a uno scippatore?

Il testo approvato dal governo, infatti, dice che le ronde dovranno "prioritariamente" essere formate da ex agenti di polizia ed ex militari. Sempre all'insegna del fai-da-te è un'altra norma, che rende legali gli spray urticanti. Bello, viene da dire. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

"Il ministro vada a spiegare all'orafa di Arezzo e ai due fidanzati di Bergamo rapinati con spray urticanti rispettivamente il 22 maggio scorso ed il 21 giugno da giovani romeni, che da domani con la libera vendita dello spray al peperoncino tutti noi saremo più sicuri", riassume Letizia.

C'è poi il capitolo immigrazione: anche lì la nuova legge, invece di prevenire e combattere la criminalità, l'aiuta. Basti pensare al reato di immigrazione clandestina: da oggi per il solo fatto di scapparte alla fame, alle dittature o alla guerra, gli immigrati diventano criminali. A quel punto, quando sei nella zona d'ombra dei "fuorilegge", il passo verso la microcriminalità è solo più breve.

In più anche in questo caso la misura è ideologica: il nuovo reato d'esistenza viene punito con un ammenda tra 5mila e 10mila euro. Scoraggerà la gente a entrare in Italia senza visto? No, ma li renderà più ricattabili.

Pensate al migrante che lavora in nero in un cantiere edile, a fare le pulizie in casa o a raccogliere i pomodori nei campi. Se chiederà al datore di lavoro (al "padrone") di regolarizzarlo, quello gli potrà rispondere: "Stai zitto o ti denuncio". Così il lavoro nero, che in Italia già abbonda, avrà un'arma in più. Alla faccia della lotta alla criminalità.

Il ddl, si dirà, contiene il carcere a chi affitta agli irregolari, e quindi previene le angherie dei "padroni" di cui sopra. Anche questo, però, è un altro proclama ideologico. La norma, infatti, contiene una simpatica clausola: le pene valgono solo se l'affittuario lo fa "per ingiusto profitto". Chissà quand'è che l'affitto diventa ingiusto...

Infine: il testo approvato ha anche una parte di lotta alla mafia. Comprende una misura che esclude i destinatari di estorsioni che non hanno denunciato dagli appalti pubblici. Bello, si dirà anche qui. Ecco come lo spiega l'Ansa: "Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore è assicurata".

Sai che fantastico strumento di pressione per la mafia? Tu non ti pieghi alle mie richieste? Io prendo uno dei miei uomini condannati e gli faccio dire che ti avevo chiesto il pizzo: a quel punto tu, imprenditore onesto, sei rovinato. Alé!

sabato 23 maggio 2009

Immigrati, "Puzzano, rubano, stuprano"



"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali"


Non è un articolo di La Padania o Libero sui campi Rom. Ma un rapporto parlamentare della commissione sull'immigrazione (lo trovate su L'Espresso). L'ha scritto l’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti, nel 1912, e si riferisce agli immigrati italiani. Tra loro, probabilmente, c'era anche il mio bisnonno, che ha costruito la ferrovia negli Stati Uniti, più o meno in quegli anni.

Probabilmente c'erano anche i bisnonni (o i prozii) di quelli che oggi si armano di mazze, protetti dai cappucci e dall'opinione pubblica, e vanno ad aggredire chi vuole vivere con noi. E' successo a Roma, a un gruppo di persone che stavano allestendo gli stand per festeggiare il Capodanno del Bangladesh. "Un gruppo di 20 giovani, armati di spranghe di ferro e bastoni, ha fatto irruzione nel parco e ha aggredito 5 di noi ferendone alcuni", ha raccontato una delle vittime al Messaggero.

Il Comune di Roma ha espresso solidarietà agli aggrediti. Peccato sia lo stesso comune che li ha fatti penare oltre ogni decenza prima di dar loro l'autorizzazione per la manifestazione. Che ha fatto della caccia all'immigrato una delle sue bandiere e che si è insediato accolto dai saluti fascisti dei suoi sostenitori.

In ogni caso, per par condicio, vi rimando al generatore di articoli di Libero. E' un giochino divertente e può aiutarvi se volete un altro punto di vista sull'aggressione di Roma. (La foto di questo post viene da Peacereporter).

martedì 28 aprile 2009

Il ddl sicurezza aiuta le mafie


"Nel ddl Sicurezza è stato introdotto un emendamento che di fatto limita i poteri del procuratore nazionale antimafia".

Pietro Grasso, audizione alla Camera, 21 aprile 2009

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La Camera sta per votare il ddl sicurezza, quello che dovrebbe salvarci dal più pericoloso pericolo di tutti i tempi: gli immigrati senza visto.

Nel ddl sicurezza, però, c'è un'altra norma, che al solito è passata inosservata e non si capisce come debba renderci più sicuri. E' quella che limita i poteri dell'Antimafia.


"Il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza così come è stato riproposto azzera le funzioni di impulso e coordinamento, che erano state date alla procura nazionale antimafia nel precedente decreto sulle misure di prevenzione", ha denunciato di fronte ai deputati il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, in un'audizione alla commissione Giustizia della Camera.

Fu Giovanni Falcone a inventarsi l'antimafia, per dare un indirizzo unico e più efficace alle indagini contro le mafie. Con poche righe nascoste tra quelle in cui si parla di espulsioni, ronde, medici-delatori, adesso il governo vuole ammorbidire proprio questo impulso. Non ci sarà più un coordinamento unico subito per tutte le indagini che riguardano i reati di mafia.

Ma solo quando i procedimenti saranno "avviati a seguito della proposta avanzata dai procuratori distrettuali". Invece di poter condurre indagini nazionali contro la criminalità organizzata, si dovrà aspettare che siano concluse quelle locali. Così si aiuta soprattutto la parte grigia della mafia, quella che sta oltre i primi livelli. Che coordina, e magari reinveste i guadagni criminali in attività lecito o in altri luoghi.

A proporre l'emendamento non è stato qualche remoto deputato di dubbia fama, ma il governo. Secondo cui, evidentemente, dei poveracci mezzi disdratati sulle navi sono più temibili di mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita.
Ma gli italiani avranno le ronde, e allora sì, potranno stare tranquilli.

martedì 21 aprile 2009

Pinar, lite Italia - Malta sui soccorsi



Sono rimasti quattro giorni all'addiaccio prima che qualcuno decidesse dove mandarli. Alla fine erano stremati. Adesso i 140 profughi nigeriani della Pinar sono in Sicilia, nel Centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta (per l'occasone ribattezzato ipocritamente centro di "accoglienza"). L'Italia sostiene di aver accolto i profughi "per ragioni umanitarie", ma continua a protestare con Malta.

E il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha mandato a Bruxelles un dossier sul caso. Malta, però, non ci sta e sostiene che i migranti dovevano essere soccorsi dall'Italia. La questione si è sbloccata solo dopo l'intervento del presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso. Ma come stanno davvero le cose?

La risposta è che non si sa. Le due barche con i profughi nigeriani, infatti, erano più vicine a Lampedusa (cioè all'Italia) che a Malta: 112 miglia a sud delle coste maltesi, 40 a sud di quelle italiane. Però, spiega Laura Boldrini, rappresentante italiana dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, si trovavano nelle acque di competenza di Malta per i salvataggi, la cosiddetta "zona Sar" (Search and rescue cioè "ricerca e salvataggio"). E infatti Malta ha avvertito la Pinar e ha chiesto alla nave, un mercantile turco, di recuperare i migranti.

Fin qui tutto bene. Poi Malta ha ordinato alla Pinar di andare a depositare i profughi a Lampedusa, il porto più vicino. Quando il mercantile è arrivato a 25 miglia dalle coste italiane, il nostro governo l'ha fermato. Ed è cominciata la lite ufficiale. Quelle 140 persone non le voleva nessuno. I trattati internazionali (di cui per altro Malta non ha sottoscritto alcuni emendamenti) dicono che a coordinare i salvataggi deve essere il Paese competente sulla Sar (l'area di soccorso). E che deve "trovare il posto più adatto in cui farli sbarcare". Ma non si spiega in base a quali criteri.

Il risultato è che le navi con migranti e rifugiati vengono trattate come palline da ping-pong. E se stavolta l'Italia ha detto sì, Maroni promette che non lo farà più. Anche Malta si rifiuta, anche se ha delle zone Sar molto ampie, perché ha interesse ad allargare le sue acque territoriali (per la pesca e lo sfruttamento di altre risorse). Ognuno, insomma, si fa gli affari suoi.

A rimetterci sono - tanto per cambiare - i più poveri. Il perché lo spiega Laura Boldrini: "Questi incidenti scoraggiano i mercantili e i pescherecci a prestare soccorso perché se si arriva ad essere bloccati per giorni subendo delle penali e vivendo a bordo delle situazioni veramente difficili". Noi, però, ci siamo lavati la coscienza.

giovedì 16 aprile 2009

Italia, "Violati i diritti umani"


"Le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza",
Thomas Hammarberg, commissario europeo per i diritti umani

L'Europa ci dice che in Italia non rispettiamo i diritti umani. In particolare quelli dei rifugiati, che continuiamo a rispedire nei paesi dove possono essere torturati, anche se l'Ue ci ha chiesto di non farlo.

Per l'Europa, giustamente, è una questione di diritti umani. Per noi il problema è "solo" il razzismo. Quasi come se i diritti umani non valessero quando si tratta di immigrati.


Ci sono modi molto subdoli di dare per scontato che gli immigrati abbiamo meno valore degli altri esser umani. Prendete Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Oggi ha parlato di discriminazione:
"Aver messo il logo del comune di Roma sul manifesto di una iniziativa di Casapound è sbagliato ma in tutta questa enfasi vedo il seme di quel concetto di discriminazione per un atto che non è uno scandalo"

Si riferiva al fatto che il Comune di Roma ha sponsorizzato un incontro nel centro sociale neofascista. Una atto sbagliato, dunque, ma scandalizzarsi è discriminazione. Quando parla di stranieri, però, improvvisamente le parole cambiano e la discriminazione sparisce.
"C'è un rischio bullismo a Tor Bella Monaca che preoccupa e che si manifesta con aggressioni al diverso e ai più deboli".

Bullismo. A cosa fa pensare? A ragazzate, prese in giro, angherie tra compagni di scuola. Peccato che il sindaco di Roma si riferisce al giovane che ha cavato un occhio con una bottigliata a un ragazzo senegalese, solo perché l'immigrato si era permesso di avere una macchina troppo vecchia.

Magari l'aggressore di Tor Bella Monaca era solo un pazzo. Ma affrancare un'aggressione efferata come bullismo, non aiuta a combattere il razzismo: lo conferma.

Finisco con Mario Borghezio, leghista, che comunque rappresenta un pezzo d'Italia nell'Europarlamento.

mercoledì 8 aprile 2009

Cie: non è indulto, casomai il contrario

"Quello di oggi è un vero e proprio indulto per i clandestini: nel 2006 ci fu l'indulto per gli italiani, oggi si è replicato con il voto del Pd e dell'Udc, ma anche di alcuni franchi tiratori del Pdl"

Lo ha detto ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dopo che la Camera, con il voto segreto di una parte della maggioranza, ha respinto la misura per alzare a 6 mesi il tempo massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, i Cie. La Lega, per protesta, non ha votato il decreto sicurezza (che ora deve essere essaminato dal Senato).

Ma "l'indulto per 1.038 clandestini" di cui parla Maroni non c'è. Il ministro leghista, che del decreto sicurezza ha fatto la sua bandiera, è riuscito però a guadagnarsi titoli di giornali e tg e far passare ancora una volta l'idea che la Lega è l'unica a difendere la sicurezza degli italiani.

In realtà è successo il contrario di quello che sostiene Maroni. Gli immigrati finiscono nei Cie quando vengono scoperti senza permesso di soggiorno, per essere identificati e prendere gli accordi necessari all'espulsione con i loro Paesi d'origine. Se non si sa con certezza chi sono, infatti, è impossibile espellerli: i Paesi di destinazione possono rimandarli indietro alla frontiera sostenendo che non sono cittadini loro.

Alzare da due a 6 mesi il tempo massimo di permanenza nei Cie, come voleva il governo, significa lasciare più a lungo gli irregolari in Italia. I politici del centrodestra lo sanno, per questo in molti, protetti dal segreto, hanno votato contro. E organismi indipendenti hanno dimostrato che se non si riesce a identificare un immigrato irregolare in due mesi, non ci si riesce neppure in un anno. Ma la Lega ha bisogno di fare propaganda. A spese nostre.

domenica 5 aprile 2009

Dall'Afganistan ai tombini: "Ma io sono un essere umano"

Gli afgani in fuga dalla guerra civile arrivano in Europa nascondendosi sui (o sotto) i camion o gli autobus. "A sette, otto, dieci anni: appena puoi attraversare la strada ti dicono parti", spiega uno di loro, che quando ha iniziato il suo viaggio ne aveva 12. E' stato 12 ore appeso sotto un tir - non so come gli abbiano retto le braccua.

Arrivano in Italia da soli oppure con un fratello o un cugino più o meno della stessa età. Una giornalista di Repubblica è andata a intervistare quelli che vivono nelle gallerie della stazione Ostiense, a Roma. In attesa di documenti, un lavoro o di raggiungere paesi dove sperano di stare meglio. Ma scappano dai combattimenti e dagli attentati per finire nei tombini. "Questa è una vita da bestie", dice uno di loro, "Ma io sono un essere umano". A me fa impressione, anche perché in Afganistan ci mandiamo i nostri soldati. e mi sembra che sia cambiato poco sia per le donne con il burqa, che per i ragazzini dei camion.

martedì 31 marzo 2009

In fuga dall'Afganistan con i torinesi in gita

Mentre gli altri tiravano fuori le valige, lui è uscito barcollante dal vano della ruota di scorta. Un ragazzo afgano è arrivato così a Chieri, in provincia di Torino, accovacciato sulla ruota di scorta di un autobus. Per un'amara ironia della globalizzazione, quell'autobus riportava a casa degli studenti poco più grandi di lui, di ritorno da una gita scolastica in Grecia.

L'hanno ricoverato per una notte e poi lasciato andare: la legge italiana, per fortuna, non punisce i minori solo perché non hanno il permesso di soggiorno.
Non so se gli studenti torinesi lo abbiano visto. Ma lui ha senz'altro ha sentito scherzare e cantare loro, come si fa sempre in gita. Per oltre 24 ore, quanto ci hanno messo ad arrivare. E per un momento si sono trovate accanto due facce del mondo in cui viviamo: se nasci nel Paese giusto, a 16 anni vai in pulman all'estero per una gita d'istruzione. Se nasci in quello sbagliato, per sopravvivere.