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giovedì 1 ottobre 2009

L'Aquila, i cittadini e la ricostruzione-miracolo



"Stiamo riuscendo nel miracolo"

Silvio Berlusconi, 29 settembre 2009



Per il suo compleanno il premier Silvio Berlusconi è andato all'Aquila per consegnare le prime 500 c.a.s.e.. Almeno così si è letto su tutti i giornali e visto in tutti i tg. "Quello che è stato fatto è un miracolo", ha chiosato Berlusconi. Ma i comitati dei cittadini dell'Aquila raccontano una situazione diversa. A partire dai 500 appartamenti.

Qui di seguito l'intervista su City a una maestra aquilana, Enza Blundo, che racconta la ricostruzione-miracolo vista dal basso. Intanto rimangono anche i dubbi sui criteri per l'assegnazione delle c.a.s.e.: a quanto pare un algoritmo complicatissimo, che però ha messo tutti i medici e le loro badanti nei siti migliori. Cliccate sull'intervista per ingrandire il testo.


domenica 12 aprile 2009

Le norme antisisimiche, il piano casa e il costruttore Berlusconi


Sono 294 i morti del terremoto in Abruzzo. A L'Aquila molte delle case che hanno ceduto, accartocciandosi su se stesse, risalgono agli anni '70. E in teoria erano in cemento armato. In pratica, come racconta Attilio Bolzoni, no.

Il cemento armato, infatti, dovrebbe reggere fino a 300 chilogrammi per centimetro quadrato. In Italia, spiega Carlo Bonini, ci sono scuole che reggono solo 46 kg per cmq (il liceo Romita di Campobasso) e asili, quello di Cefalù, che ne reggono ancor meno: dodici. Perché?

"Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30", ha spiegato, sempre a Bonini, Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile.

Berlusconi, quando gli hanno chiesto se secondo lui i morti de L'Aquila fossero dovuti anche alla cattiva costruzione degli edifici, ha detto di non credere che ci fossero state irregolarità, ma piuttosto che i palazzi crollati "rappresentano le tecnologie dell'epoca".

Berlusconi, prima di diventare un imprenditore dei media, è stato soprattutto un costruttore. E la sua mi sembra quanto meno una risposta ingenua. Come fa a non sapere che c'è chi costruisce male?

In ogni caso vorrei conoscere chi ha tirato su le case che ora sono andate giù. L'Impregilo, il grande gruppo di costruzioni che una volta era della Fiat ed ora è di Benetton-Gavio-Ligresti (a loro volta azionisti importanti del Corriere della Sera), ha consegnato l'ospedale de L'Aquila nel 1991. Quello che ora è inagibile. Ma l'Impregilo dice di averlo fatto sulla struttura in cemento armato che ha trovato già pronta. Allora chi l'ha costruito? E chi ha costruito il liceo di Campobasso o l'asilo di Cefalù?

Si dovrebbero identificare, attraverso controlli a campione, le imprese che hanno barato sul cemento armato in giro per l'Italia ed escluderle per sempre da ogni gara d'appalto. Chiuderle. Sarebbe un ottimo segnale di dissuasione.

Invece la maggioranza di centrodestra, con un emendamento del senatore Pdl Gabriele Boscetto, ha rimandato di un altro anno (il 2010) l'entrata in vigore delle norme antisismiche pronte dal 2003. Questo è un pessimo segnale.

E poi: perché non trasformare il piano casa in una serie investimenti per rendere sicuri almeno gli edifici pubblici italiani nelle zone a rischio? Si potrebbe cominciare dal liceo di Campobasso e dall'Asilo di Cefalù. E così si ridurrebbe il rischio di cantieri irregolari e incontrollati.

martedì 7 aprile 2009

La proposta degli economisti: election day Quello che si risparmia ai terremotati

Gli economisti de lavoce.info chiedono al governo di concentrare in un unico giorno i tre voti previsti a giugno. L'election day permetterebbe di risparmiare almeno 172 milioni di euro, che potrebbero essere usati per aiutare le vittime del terremoto. Mi sembra una proposta semplice e sensata. Come quella di rivedere il piano casa. Rilanciatela anche voi.


L'appello de lavoce.info
La redazione de lavoce.info partecipa al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici. Le calamità naturali richiedono la mobilitazione tempestiva di ingenti risorse per i primi soccorsi e per la ricostruzione.

Il Governo, sino a questo momento, ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. In questi tempi di crisi è difficile reperire risorse. Facciamo nostra una proposta che ci arriva da un gruppo di lettori che vivono all'estero: chiediamo che il Governo non esiti nel raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day.
Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172 milioni di euro (la nostra stima, analoga, aggiunge 200 milioni di costi indiretti sostenuti dalle famiglie).

Siamo certi che tutti gli italiani apprezzeranno l’uso di queste risorse e potranno essere incoraggiati dallo stesso Governo e dai media a devolvere allo scopo quanto risparmieranno personalmente con l’election day. Ricordiamo che per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) lo Stato spese una cifra pari a 10 miliardi di euro, per quella dell’Irpinia (1980) 32 miliardi, per quella in Umbria e Marche (1997) 4 miliardi.

Alla luce di questa catastrofe, in cui edifici recenti sono crollati come castelli di carte, è fondamentale rivedere il “piano casa”: questo riduce i controlli formali ex ante e non rivede affatto il sistema dei controlli sulle opere in costruzione e completate. Alle Regioni il compito, nel recepire il piano, di tenere alta la guardia sul rispetto dei requisiti antisismici, imponendo controlli sui cantieri e ad opere completate.

mercoledì 1 aprile 2009

Il piano casa aiuta davvero l'economia?

Governo e Regioni hanno trovato l'accordo sul piano casa per "rilanciare l'edilizia". Tra tre mesi dovrebbe essere operativo. Ma aiuterà anche l'economia? Qualche dubbio c'è. Ecco cosa dice l'economista Andrea Boitani su City.