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lunedì 20 giugno 2011

Vogliono chiudere la nostra tv libera

L'intervista a Tommaso Tessarolo uscita su city il 23 maggio 2011.

Tommaso Tessarolo è general manager di Current TV, il canale satellitare aperto da Al Gore per “democratizzare” la tv italiana. Sky vuole chiuderlo.

L’annuncio è arrivato la settimana scorsa: Sky toglierà dalla sua piattaforma Current Tv, il canale satellitare di informazione fondato dall’ex vicepresidente Usa e premio Nobel Al Gore. Cosa significa per voi?
Significa chiudere. Vuol dire che la tv premiata l’anno scorso con l’Hot Bird Tv Award 201 0, come Miglior canale news europeo (a pari merito con BBC World News, per intenderci) non potrà più trasmettere.
Ma non potete spostarvi sul digitale terrestre, o su altre piattaforme satellitari?
Per farlo ci vuole tempo. Invece l’annuncio di Sky è arrivato all’improvviso: in due mesi non si può sconvolgere un’intera struttura come la nostra. Di fatto una notizia del genere equivale a una lettera di licenziamento per tutti noi che lavoriamo a Current.
Lei ha parlato di qualità: ma Sky non mette in dubbio la bontà della vostra programmazione. Dice soltanto che non fate abbastanza ascolti e che “tra il 2011 ed il 2010 la perdita di ascolti di Current Tv è prossima al 40%”.
Abbiamo citato fonti e pubblicato grafici e tabelle: Current in tra anni ha segnato un costante trend di crescita.
E allora i dati di Sky come si spiegano?
Il presunto crollo del 40% di ascolti in primetime che si attribuisce a Current si fonda su un inganno: Sky infatti ha ricavato questo dato comparando i primi quattro mesi del 2011 con i primi 4 mesi del 2010.
Cosa hanno di particolare?
Il 25 marzo 2010 Current ha trasmesso lo straordinario evento “Rai per una notte”, ospitando Michele Santoro a cui non era stato permesso di andare in onda con Annozero. E ha segnato un record storico per un canale terzo della piattaforma Sky: il 2,50% di share nazionale, superiore persino a Skytg24 che trasmetteva in contemporanea lo stesso evento.
Dice che si tratta di un evento eccezionale e che non va considerato ai fini degli ascolti?
Esatto: se dal raffronto 2010-2011 dello stesso periodo si esclude “Rai per una notte”, e si evita di falsare il dato comparativo, il risultato assicura a Current una crescita del 15% in prima serata.
Il vostro fondatore, Al Gore, dice che Sky vi chiude perché vuole entrare “nel business del digitale terrestre e, per questo, ha bisogno del consenso di Berlusconi”. Perché la vostra chiusura dovrebbe far piacere al premier e proprietario di Mediaset?
Siamo il solo canale televisivo che ha il coraggio di dire la verità anche di fronte al potere. Abbiamo mandato in onda per la prima volta in assoluto il documentario “Citizen Berlusconi” nel 2009. E, appunto, abbiamo ospitato Santoro quando la Rai gli ha bloccato la trasmissione. Lo scenario di business descritto da Al Gore è verosimile: non si spiega perché hanno scelto di cancellare proprio Current, quando a parità di ascolti ci sono altri canali che costano a Sky molto più del nostro.
Siete una tv “anti-berlusconiana”, allora?
Siamo stati i soli a mandare in onda documentari scomodi, vietati sui circuiti main stream perché parlano di personaggi controversi - di destra o di sinistra - come Chavez (“La Minaccia”). Oppure sulla Lega (“Camicie Verdi”). Il nostro obiettivo è informare, non convincere. Mostriamo i fatti, facciamo sentire le opinioni più differenti e lasciamo che sia il pubblico a farsi un’idea. Ma è proprio questo che dà fastidio: facciamo informazione davvero indipendente.
Sky, però, nega che la decisione sia politica. L’amministratore delegato Tom Mockridge sostiene che è solo economica: la vostra rete voleva 10 milioni di euro per rinnovare la collaborazione, troppo.
Non è vero! Abbiamo pubblicato i documenti che provano la nostra versione: il fax inviato il 22 aprile 2011 a firma Tom Mockridge che comunicava a Current la cancellazione del canale senza offerte di rinnovo. Poi il 10 maggio i fondatori di Current Al Gore e Joel Hyatt, sono riusciti a incontrare James Murdoch, figlio del proprietario di Sky. Solo dopo, il 13 maggio è arrivata l’offerta di Sky Italia: 1 milione, la cifra che avrebbero pagato per chiudere il canale. Una cifra cioè da impedirci di sopravvivere.
Contro la vostra chiusura si sono mobilitati i vostri spettatori via web...
È stata una reazione massiccia e commovente.
Cosa farete adesso?
Continueremo a protestare con l’aiuto del pubblico affinché Sky ci avanzi una proposta economica accettabile per mantenere il canale e il suo staff in vita. Intanto oggi a Milano ci sarà un presidio fronte la sede Sky in via Rogoredo 1.
Elena Tebano
elena.tebano[chiocciola]rcs.it

mercoledì 8 luglio 2009

Sky terzo polo? Non certo per spettatori



"Ne emerge una struttura dominata dalla presenza, ormai comparabile, di tre soggetti, con una posizione simmetrica in termini di ricavi complessivi del settore televisivo"

Corrado Calabrò, presidente Agcom



La notizia l'avete sentita tutti: Sky è diventato il terzo polo televisivo. Lo ha "certificato" ieri l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) - non un'associazione qualunque, ma l'istituzione che deve garantire pluralismo, rispetto delle regole e decenza della televisione italiana.

Siamo tutti contenti, no? Più poli televisivi ci sono, maggiore dovrebbe essere la libertà della tv e in particolare dell'informazione in tv. E invece, tanto per cambiare, non è così.

Lo spiega Michele Polo sul sito lavoce.info. "Questo messaggio forte ha lasciato in ombra alcuni aspetti che invece risultano importanti nel fare il quadro dell'ultimo anno televisivo. Il gruppo Mediaset si è confermato leader sul mercato pubblicitario aumentando la sua quota dal 54,7 al 55,1 per cento, una posizione dominante che la stessa legge Gasparri, all'articolo 14, invita a valutare, e su cui attendiamo nei prossimi mesi la nuova istruttoria dell’Agcom, dopo il pubblico richiamo con cui tre anni fa ha pudicamente rinviato la questione".

Significa che se anche guadagna meno, Mediaset rimane il gruppo televisivo che ha più pubblicità e guadagna più soldi con gli spot. Sempre lavoce.info spiegava qualche tempo fa che, dalla salita al governo del mero proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi, la tendenza degli investitori pubblicitari è spostare soldi sulle sue reti.

Chissà, magari sperano che quando si tratta di prendere decisioni che li riguardi, il mero proprietario se ne ricordi. Di sicuro, questa posizione, permette al premier di avere un immenso potere, non solo economico: decide lui a chi dare o no spazi pubblicitari. Vi ricordate la minaccia al Gruppo Espresso?

Ma non è finita qui: "Il secondo dato che non troviamo nella relazione del presidente Calabrò è l’evoluzione della audience tra i principali canali televisivi, vero indicatore di allarme rispetto al problema del pluralismo", segnala Polo. Sky, infatti, raggiunge solo il 9,5% del pubblico televisivo. Tutti gli altri (l'83 e rotto per cento" guarda Rai, Mediaset e La7. Cioè, con l'eccezione dell'ultimo, canali controllati dal premier. Ogni 10 televisori accesi, quindi, solo uno è sintonizzato su Sky.

La conclusione è amara: "Il gruppo Sky si conferma secondo operatore per ricavi, pur rimanendo attestato su una audience sull’insieme dei suoi canali che non raggiunge un quarto di quella di Rai e Mediaset. Quest’ultima, inoltre, è riuscita con successo, grazie alla sua efficiente concessionaria, a contenere l’impatto negativo della crisi sui ricavi pubblicitari, al contrario di quanto avvenuto per la carta stampata e le reti televisive pubbliche", scrive Polo.

Perché il presidente dell'autorità di garanzia ha avuto paura di dire chiaramente queste cose? Il suo lavoro sarebbe esattamente attirare l'attenzione su questi termini.

giovedì 2 luglio 2009

Berlusconi contestato a Viareggio: 3 tg 3 storie



Noemigate, squillo, foto di festini a luci rosse e fidanzati finti made in Mediaset/Mondadori: se mai il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà costretto alle dimissioni, sarà per queste cose. A me non interessano - anche se le trovo squallide.

Quello che mi interessa è il famoso conflitto di interessi. Sto diventando collezionista delle sue manifestazioni concrete. Vi ricordate la contestazione di Berlusconi a Viareggio, dopo che ha detto di andarci per "prendere in mano" la tragedia del disastro ferroviario? L'ha raccontata tutta Sky Tg24, la tv del concorrente di Berlusconi Rupert Murdoch, che il premier italiano accusa di fargli la guerra.

I telespettatori del Tg1 e del Tg5, invece, hanno visto tutta un'altra storia. La rilevanza della contestazione è inversamente proporzionale all'influenza di Berlusconi sulle reti in cui vanno in onda i tg. Ecco a voi, appunto, il conflitto di interessi in pillole, messo in fila un servizio dopo l'altro da newsilLecito (nel video qui sopra).

Tra parentesi: nessun giornale o tg ha in mano la verità. Non è bello che ci siano Repubblica (Gruppo Espresso), Sky Tg24 (gruppo Murdoch) e Diva e Donna (gruppo Cairo) a raccontarci più aspetti della vicenda? Se non fosse stato per questo pluralismo avremmo sentito solo una versione della storia.

Qui sotto, invece, la stessa scena dal punto di vista della gente che era lì (a contestare). Più che altro per l'audio: "E se fossero state scorie nucleari?!", grida uno...