venerdì 1 giugno 2012

L'inchiesta del Corriere sulla violenza sulle donne

Il Corriere della Sera sta portando avanti una grande inchiesta sui maltrattamenti alle donne, "Storie di violenza". Questo l'editoriale che la lancia, pubblicato il 15 maggio, e che ho contribuito a scrivere.

Le donne minacciate dalla violenza, è tempo che cadano alibi e steccati

«Non sta succedendo a me». Luisa, 38 anni, toscana, dice di essere andata avanti per mesi con quel pensiero fisso. Mesi durante i quali il fidanzato, da cui attendeva un figlio, alternava momenti di tenerezza a scatti di ira, carezze e botte. Chi lavora con le donne maltrattate spiega che dalla fase «non sta succedendo a me» passano quasi tutte. Quasi tutte le donne vittime di quelle violenze che nascono — e si ripetono — nella coppia.

Sono 59 le donne uccise in Italia dal partner o dall’ex partner nel 2012: nei primi quattro mesi del 2007, cinque anni fa, erano state «solo» 29. Questi numeri raccontano un’emergenza nazionale. Anche perché gli omicidi, spesso, sono solo l’ultimo atto di anni di abusi, vessazioni, maltrattamenti. Storie quotidiane, ci insegna la cronaca. Storie che possono capitare a chiunque.

«La violenza dei numeri, le responsabilità di tutti» è la lettera aperta che verrà consegnata oggi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dalle «Donne in rete contro la violenza», un’associazione che raggruppa 60 centri dei 130 esistenti nel Paese. Un doppio appello: affinché la lotta alla violenza tra le pareti domestiche diventi una priorità per il governo e affinché non vengano tagliati i fondi ai centri che quelle donne soccorrono. E proteggono

Vergogna, sensi di colpa, un «silenzio assordante» — come scrive la psicologa Patrizia Romito — circondano questi reati: secondo l’Istat solo il 7% viene denunciato.

Il 94% degli utilizzatori di social network mente

Di seguito la seconda puntata della mia inchiesta sul dating online uscita su la 27esima ora, il blog di genere del Corriere della Sera


Attratti dagli opposti o in cerca di somiglianze, lo decide l'algoritmo


In America un single su tre cerca su Internet le persone con cui uscire. Si chiama dating online, con un’espressione intraducibile in italiano («appuntamenti in rete» non rende l’idea, anche perché sul web si stabilisce il contatto e poi si esce di persona, o almeno quello è l’obiettivo).

Ne ho parlato ieri sul Corriere: il fenomeno è sempre più diffuso anche da noi e solo Meetic.it, uno dei siti specializzati, ha sette milioni di iscritti italiani. Confesso che prima di fare le ricerche per l’articolo non ne conoscevo il funzionamento e lo collegavo alle bacheche di annunci sentimentali o alle vecchie «agenzie matrimoniali». Se questi ultimi hanno abituato le persone a tenere i contatti con i propri amici anche quando non sono presenti, il dating online è un modo per raggiungere potenziali partner anche se non sono presenti.

«È diventato pacifico che ormai Internet aiuta a estendere la propria socialità, sia perché si è sradicati dopo aver cambiato città, sia perché si è troppo radicati e si frequentano le stesse persone dai tempi delle superiori», dice il direttore di Meetic Italia Maurizio Zorzetto. E non è un caso se la maggior parte degli utenti del sito vive a Milano, Roma e Napoli, oppure in Sicilia e Sardegna. Continua a leggere

L'amore è un social network

Di seguito il mio articolo sul "dating online" pubblicato sul Corriere della sera del 5 maggio 2012


C'è un messaggino (d'amore) per te
Cambiano le regole dell'incontro, i siti di dating online come sociale network

Antonio ed Elisa si sposeranno il 30 giugno. Lui è piacentino e ha 33 anni, lei 36 e viene da Napoli, stanno insieme dal 2008. Quando gli amici domandano come si sono conosciuti, spiegano: «Su Internet». La risposta esatta sarebbe: «Su un sito di dating online», uno dei portali che - a seconda dello slogan - promettono di aiutare gli utenti a «incontrare gente nuova», «condividere momenti romantici», «iniziare una storia d'amore».

Il sito che li ha fatti conoscere, Meetic.it, conta sette milioni di iscritti in Italia e 42 in tutta Europa, registra in media 2.500 nuovi single al giorno e sostiene di contribuire alla nascita di 300 nuove coppie alla settimana. Ma ce ne sono dozzine, per lo più a pagamento: Onedate, Nirvam, SuperEva, Blendr. E poi: il gratuito OkCupid, Grindr per gli uomini gay, Zoosk, che si appoggia a Facebook, e infine FlirtMaps, che sfrutta la geo-localizzazione sui cellulari.

Negli Stati Uniti, già nel 2009 Internet era il terzo canale di conoscenza più comune tra le coppie eterosessuali, praticamente alla pari con gli incontri nei locali («tramite amici comuni» era il primo). Anche nel nostro Paese sono sempre di più le coppie che si incontrano online, grazie da un lato alla crescente familiarità degli italiani con Internet, dall'altro all'evoluzione dei siti di dating. Che assomigliano sempre più ai social network a cui (quasi) tutti sono abituati, si affidano ad algoritmi per identificare le persone compatibili e permettono persino di individuare i potenziali partner a distanza di una camminata.


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venerdì 4 maggio 2012

Comuni contro la crisi: Capannori e la dote ai lavoratori

Di seguito il mio articolo sulla "dote" per i lavoratori stanziata dal Comune di Capannori, uscito su Corriere.it il 1 maggio 2012. Il Comune ha cercato un modo per far sì che i sussidi stanziati ai lavoratori generino reddito sul lungo periodo. Invece di assistenza, un posto di lavoro




Il Comune dà la «dote» ai lavoratori: chi li assume riceverà tra i tre e i cinquemila euro

MILANO - Una «dote» ai lavoratori disoccupati da portare all’azienda che li assume. È l’iniziativa che il Comune di Capannori, in provincia di Lucca, si è inventato contro la crisi. «Potevamo limitarci a stanziare sussidi per chi ha perso o non trova lavoro», spiega il sindaco Giorgio Del Ghingaro, 53 anni, alla guida di una giunta di centrosinistra. «Ma abbiamo cercato una soluzione che, oltre ad assistere i lavoratori in difficoltà, possa aiutare a far ripartire l’economia locale, in questo momento in ginocchio». Capannori, 46mila abitanti e seimila imprese in 156 chilometri quadrati, ospita il più grande polo cartario d’Europa. «Finora le multinazionali della carta hanno retto, ma il blocco generale dei pagamenti ha colpito l’indotto: in generale le piccole e medie aziende fanno fatica ad andare avanti», dice il sindaco. continua a leggere

Diversamente etero e le immagini dell'omosessualità in tv

Di seguito il mio articolo sull'importanza della visibilità lesbica in tv uscito su La 27sima ora di Corriere.it il 22 aprile 2012


Diversamente etero: in Italia puoi essere lesbica, l’importante è non dirlo

In 25 anni e 6300 puntate della trasmissione, il pubblico di Beautiful si è abituato praticamente a tutto: tradimenti, rapporti ai limiti dell’incesto, gemelle segrete e simil-risurrezioni. Adesso la soap più vista al mondo, che in Italia va in onda su Canale 5, ha deciso di raccontare anche una storia d’amore tra donne. Verrà svelata negli Usa nelle prossime puntate, da noi arriverà tra un anno. Spesso i personaggi lesbici sono considerati un modo «facile» per alzare gli ascolti: fanno scandalo, solleticano curiosità morbose e un po’ guardone e poi scompaiono nel nulla da cui sono venuti. Ne ha parlato sulle pagine del Corriere della Sera Alberto Bevilacqua. Ma è sempre così? Oppure queste storie possono avere, anche loro malgrado, un effetto più profondo?

Una vicenda italiana, la relazione tra Sarah Nile e Veronica Ciardi al Grande Fratello 10, suggerisce di sì. Da un bacio tra le due ragazze è nato un movimento di massa: migliaia di donne, che non si conoscevano e non avevano retroterra comuni, hanno iniziato a incontrarsi prima su internet e poi dal vivo, fino a seguire le due concorrenti per tutta Italia e persino all’estero. E a cambiare le loro scelte di vita. L’abbiamo raccontato in un documentario che ho girato con Milena Cannavacciuolo, Marica Lizzadro e Chiara Tarfano, Diversamente etero, uscito nel 2011. continua a leggere

Dormire in ufficio e lavorare meglio

Di seguito il mio articolo sui benefici del sonno pomeridiano uscito sul Corriere della Sera dela 14 aprile 2012 e sul blog di Corriere.it La 27esima ora


Quando si parla di dormire sul posto di lavoro, la reazione è sempre di scherno:
roba da fannulloni. Un punto di vista diffuso non solo in Italia, dove il sonnellino pomeridiano richiama vecchie memorie contadine o i luoghi comuni sugli impiegati statali. Il più importante blog tecnologico americano, TechCrunch, si è appena fatto gioco di una mail interna, con cui il mese scorso il gigante dei media Aol indicava come una «delle più alte priorità» della sua presidente Arianna Huffington la creazione di «stanze per la pennichella» in ogni sede della compagnia. «Questa è la Silicon Valley», dove si lavora «16 ore al giorno», la gente «non sta mai senza fare niente» e «non abbiamo affatto bisogno di stanze del riposino», ha scritto la blogger Alexia Tsotsis.

Niente di più sbagliato: un numero crescente di ricerche rivela i benefici delle pennichelle per aumentare la produttività sul lavoro, e infatti si moltiplicano le aziende che offrono ai loro dipendenti la possibilità di riposare in ufficio. continua a leggere

giovedì 2 febbraio 2012

Eva, Stieg Larsson e Lisbeth Salander

Questa intervista è stata pubblicata su City il 27 gennaio 2012



Eva Gabrielsson era la compagna di Stieg Larsson, autore di “Uomini che odiano le donne”. In “Stieg e io” racconta la loro storia d’amore e come è nata la trilogia di Millennium.
La trilogia è stata pubblicata dopo la morte di Stieg Larsson. E lei si trova spesso costretta a parlare a suo nome: è difficile?

Sì! Stieg aveva sempre un suo preciso punto di vista, doveva sempre dire la sua. Ma era anche una persona molto riservata. E tutte le volte devo chiedermi: cosa vorrebbe che dica? Per me è molto più facile parlare della nostra vita insieme.
Per questo ha scritto “Stieg e io” (edito in Italia da Marsilio)?
Volevo mostrare che avevamo condiviso la nostra vita, che siamo diventati adulti insieme. Quando hai un rapporto come quello che avevamo noi, parli sempre, di tutto: del lavoro, del mondo, dei progetti. E ti influenzi a vicenda: Millennium è nato anche dalle mie idee, dalle mie analisi, dalla mia vita.
Eppure lei è stata esclusa dalla sua eredità e dalla gestione delle sue opere: siete stati insieme per 32 anni, ma non eravate sposati. Ora è tutto in mano al padre e al fratello di Larsson, con cui lui aveva pochi rapporti.
Sì, credo che abbiano deciso fin dall’inizio di tenersi tutto - anche l’appartmento in cui vivevamo io e Stieg e che era suo per metà.
Lei si è sentita tradita?
All’inizio non ho capito. Non era concepibile per me: l’ho realizzato solo l’estate successiva (Stieg Larsson è morto il 9 novembre 2004, ndr), quando hanno venduto i diritti per il film prima ancora che uscisse il primo libro.
In seguito avete cercato un accordo, ma non ha portato a niente...
Sì, sono loro ad aver rotto le trattative. Ad un certo punto mi hanno persino detto che potevamo risolvere la cosa se sposavo il padre di Stieg! Una cosa così offensiva!
Ora che anche Hollywood ha fatto un film su Millenium e che lei ha raccontato come è nata la trilogia, ha la possibilità essere coinvolta?
No ,credo che sia ancora peggio.
Lei critica “l’industria Millennium”: cos’è?
L’industria di Millennium è una macchina che per fare soldi produce un’enorme quantità di cose con quel marchio, ma non è minimamente interessata al messaggio del libro.
Millennium, però, ha avuto un successo enorme. Mica è un male?
Non ce l’ho con il successo di Millennium. Ma la sua industria va contro l’interesse dei lettori. Hanno cambiato i contenuti originali del libro, a cominciare dal titolo: in inglese “Uomini che odiano le donne” è stato sostituito con “La ragazza con il tatuaggio del drago”. E cosa c’entra la collezione di moda di HM ispirata a Lisbeth Salander con il messaggio di Stieg?
Il messaggio allora si è perso nel “business”?
Per fortuna i lettori hanno capito il libro e lo difendono: me ne sono resa conto incontrandoli alle presentazioni di “Stieg e io”. Lo ha fatto anche Noomi Rapace, l’attrice che interpretava Lisbeth (l’hacker protagonista di Millennium, ndr) nella serie svedese tratta dai libri: ha dovuto lottare per mantenere la fedeltà al testo originale.
Lo ha mai detto alla Rapace?
No, non l’ho mai incontrata.
Vorrebbe?
No. Si vede dal film che ha dovuto attingere a un suo personale inferno per interpretare Lisbeth. Non vorrei costringerla a ricordarsi di nuovo quel dolore.
Il personaggio di Lisbeth è diventata un’icona femminista: perché secondo lei?
Perché riconosce l’oppressione e le ingiustizie. E, invece di lamentarsi, agisce per eliminarle.
Stieg, come lei, era un idealista impegnato: per lui la giustizia era fondamentale. Eppure Millennium è una trilogia sulla vendetta: tutti la cercano. Che differenza c’è?
Si assomigliano molto. Per ottenere giustizia però c’è bisogno di soldi, potere o strumenti intellettuali. A chi non ce l’ha, agli esclusi o agli emarginati della società, rimane solo la vendetta.
Non è un messaggio tanto democratico...
È un’idea terribile! Ma significa che abbiamo bisogno di un sistema giudiziario che non costi una fortuna, affinché tutti possano chiedere e ottenere giustizia, senza ricorrere alla vendetta.
Nei libri, alla fine, anche Lisbeth riesce a ottenere giustizia in tribunale...
All’inizio non vuole: è l’altro protagonista, il giornalista Mikael, a convincerla. E così anche lei viene “trascinata” nella civiltà.
Qual è per lei l’eredità maggiore di Larsson?
La sua analisi dell’estremismo di destra come giornalista. Poi Lisbeth: ha insegnato a reagire alle ingiustizie, ha diffuso l’idea che c’è una rabbia giustificata. E so di almeno due ragazze che volevano uccidersi e non l’hanno fatto pensando a Lisbeth. È tanto.
Con quale personaggio si identificava di più Larsson?
Con tutti, per qualche aspetto. Ma alla fine quello che gli era più vicino era Lisbeth. Finché non ha preso vita propria: era come se vivesse con noi. Era davvero strano.
Elena Tebano
elena.tebano[chiocciola]rcs.it