sabato 31 dicembre 2011
Fingere di essere etero fa male: Eva e il fardello dell'invisibilità
Continua l’educazione degli italiani all’omosessualità femminile, via Tutti pazzi per amore 3. Prima abbiamo visto l’introduzione al desiderio lesbico, la critica del machismo omofobo e l'equiparazione de facto tra sessualità omo ed etero (ok, ok, Eva e Claudia tecnicamente non si baciano, mentre le coppie etero sì, ma loro due non stanno insieme né ci staranno mai e di baci di Eva se ne son visti in abbondanza). Nelle ultime puntate, invece, gli sceneggiatori Ivan Cotroneo e Monica Rametta hanno mostrato agli italiani il fardello dell'invisibilità. Ovvero che nascondere la propria omosessualità è una violenza che si compie su se stessi.
La sbandata di Eva per Claudia, infatti, è rientrata e la fidanzata Roberta le annuncia che i suoi genitori verranno a trovarle per Natale. Così scopriamo, insieme a Paolo, che "la controfigura di Rambo" (aka l'antipatica Roberta) non è dichiarata in famiglia. Quando mamma e papà arrivano, lei ed Eva separano i letti e fanno finta di essere etero. La presa di culo di Paolo sulla pantomima è impagabile.
Non è la prima volta che succede in tv, anzi, è quasi un luogo comune. Ma per la prima volta, grazie a Ivan Cotroneo e Monica Rametta (mi piace fare nome e cognomi, perché contano) ci immedesimiamo non più con gli etero perplessi dalla commedia degli equivoci, ma con una donna costretta a nascondere la propria omosessualità. E il gioco delle parti è chiaro: Roberta (quella antipatica) si nasconde, Eva (quella simpatica e molto bella) non lo vuole fare. Da che parte starà mai lo spettatore? Se questo non bastasse ce lo spiega Paolo: "Io voglio sapere come fai ad accettare una situazione del genere? E' ridicola! E' umiliante! E' come se io di fronte alla madre di Laura facessi finta di non stare con lei!".
Ecco, adesso gli italiani lo sanno, anche se non ci avevano mai pensato: dover far finta di non essere quelli che si è umilia e mortifica. E' una violenza ingiusta che spesso si accetta di compiere su se stessi per evitare supposti mali peggiori.
Tutti pazzi per amore è una fiction per famiglie. Sono tanti i genitori che la guardano con i figli gay e lesbiche. La cara vecchia Rai finalmente glielo ha spiegato: "salvare le apparenze" costa; quando i loro figli mentono su se stessi, si fanno male. Eva ha scelto di non auto-umiliarsi, di uscire dall'invisibilità. Il primo giorno del 2012 scopriremo come starà dopo: io non vedo l'ora. Intanto buon anno a tutti e tutte.
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martedì 6 dicembre 2011
Son tutti figli di mamma
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Ho sempre diffidato dei "geni", forse perché ho studiato in un posto dove dovevano essercene tanti, ma a guardar bene della famosa equazione rimaneva soprattutto la sregolatezza (neppure di quella divertente). Ma è un altro il motivo per cui il video qui sopra mi irrita. E' molto circolato nei giorni scorsi, con il titolo "Due lesbiche hanno fatto un figlio, e guarda cosa è venuto fuori" (Two Lesbians Raised A Baby And This Is What They Got)
Ho sempre diffidato dei "geni", forse perché ho studiato in un posto dove dovevano essercene tanti, ma a guardar bene della famosa equazione rimaneva soprattutto la sregolatezza (neppure di quella divertente). Ma è un altro il motivo per cui il video qui sopra mi irrita. E' molto circolato nei giorni scorsi, con il titolo "Due lesbiche hanno fatto un figlio, e guarda cosa è venuto fuori" (Two Lesbians Raised A Baby And This Is What They Got)
A me però fa arrabbiare: perché per effetto della discriminazione, un ragazzo di vent'anni è trasformato in una prova. Non più una persona, con tutti i suoi pregi e difetti, ma una prova della bontà delle famiglie gay. No, grazie.
Gay e lesbiche, esattamente come gli etero, possono essere bravi o cattivi genitori, dipende da loro. In comune spesso hanno solo l'esperienza della discriminazione, che non rende automaticamente persone migliori. E i loro figli, come quelli degli altri, possono essere belli o brutti, intelligenti o scemi, noiosi o interessanti. Son tutti figli uguale.
Anche un'altra tipa molto in gamba, Ry Russo Young, intervistata dal New York Times raccontava di come crescendo avesse sentito "una sorta di pressione implicita ad essere etero", per dimostrare al mondo che avere due mamme non ti fa venire su storta.
A me sembra una violenza, anche questa, effetto della discriminazione. Quindi per favore, non fatemi vedere ragazzini prodigio. Che poi Zach sia molto simpatico, questo è un altro discorso: basta vedere la conclusione del suo articolo. E anche lui, a quanto pare, adesso è un po' irritato...
"Mi piacerebbe rispondere a due domande che mi sono state fatte spesso negli ultimi giorni:Primo: "Sei gay?"
Ho risposto a queste domande altre volte. Ma di recente ho deciso di smettere. Se l'unica domanda che volete farmi, dopo avermi sentito difendere la mia famiglia, è sulla mia sessualità, vuol dire che non avete capito il punto. Che io sia gay, etero, bisex, alto o basso, maschio o femmina, bianco o nero, meritevole e in carriera o nullafacente, non conta niente. Di fatto, sono uno studente meritevole-diventato-attivista per sostenere pubblicamente le sue mamme, ma questa non è - né dovrebbe essere - la norma. Nessuno vuole spendere tutto il suo tempo a difendere la sua famiglia, e non vedo l'ora che la mia non abbia più bisogno di essere difesa.
E per quanto riguarda la seconda domanda...
Sì, sono single"
Carino, vero?
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martedì 29 novembre 2011
Le due ragazze si sono baciate (e io sono metrosexual)
Quando ho visto le nuove puntate di Tutti pazzi per amore 3 non credevo ai miei occhi, proprio come Paolo (il protagonista) non credeva ai suoi. Io, però, sorridevo di più. La scorsa settimana gli spettatori della fiction di Rai 1 hanno scoperto che la nuova collega di Paolo, Eva, è lesbica. Ieri l'ha scoperto anche Paolo.
La scena è questa qui sopra. E non poteva essere raccontata meglio: Eva non spiega, semplicemente saluta e bacia la sua fidanzata. Il messaggio è chiaro: non deve certo giustificarsi per com'è. "Va bene così", direbbe il sindaco di Berlino. Paolo è imbarazzato, ma è l'unico, perché è "antico" mentre gli altri sono "metrosexual" cioè "moderni", come insegna la bibbia del cool (Vanity Fair).
Paolo, dunque, rimane visibilmente a disagio e alla fine Eva gli chiede spiegazioni. Lo scambio è spassosissmo: "Quella ragazza chi è? Una tua amica?", "No, mica bacio le mie amiche sulla bocca". Sguardo sollevato di lui. "E' la mia fidanzata". Tracollo di lui.
Tre battute e Ivan Cotroneo e co-sceneggiatori hanno fatto piazza pulita dell'orrida retorica delle "amiche speciali". Quella per cui se le donne si baciano è perché, si sa, tra loro le donne sono tanto affettuose. (L'altra ragione è che ci sia un uomo a portata da attizzare, ma questa è un'altra storia).
Anche se qualcuno la trova demodé, a me è piaciuta pure la discussione su quanto sia figa Sharon Stone. Un po' per la convinzione con cui Eva concorda (brava Anita Caprioli!): rende manifesto il desiderio per un'altra donna, che non è poco per la nostra pruriginosa tv. Un po' per quella vecchia battuta anni '90: se ti piace Jenny Shimizu sei etero, ma se ti piace Sharon Stone, allora sei davvero lesbica.
Alla fine Paolo capisce che le lesbiche sono donne "come tutte le altre" e possono persino scegliere se avere o non avere figli. Si lamenta addirittura con sua moglie che non gliel'ha detto. "Sono tranquillissimo, se pensi che il fatto che Eva sia omosessuale mi sconvolga, ti sbagli". E poi la perla, offerta in diretta tv ai 4.481.000 della puntata (16% di share, il programma più visto della serata): "Io sono metrosexual".
In poco più di 50 minuti tutti hanno capito: l'identità che deve essere ridefinita è quella del maschio oscurantista, non quella della donna che desidera un'altra donna. Eva è serena e trasparente, non ha niente da nascondere, niente di problematico, niente di discutibile. A essere messo in questione è il machismo goffo di Paolo. Con questo candore sulla tv italiana non era mai successo.
La cosa che pure rimane, in questo episodio così bello, è la problematicità della parola "lesbica". Ne abbiamo parlato anche con gli studenti del Best, alla proiezione di Diversamente etero in Bocconi. "Lesbica" - a torto o ragione - suona offensivo per un sacco di persone, anche gay. E infatti nella puntata nessuno lo dice. Ivan Cotroneo, che è bravissimo, l'ha risolto buttandola sul queer: "Mr. non si portano più queste etichette. Diciamo che le piacciono le ragazze". Il fatto è indubitabile, l'etichetta la si può scegliere.
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martedì 22 novembre 2011
I baci di Eva a Tutti pazzi per amore
Domenica sera circa 4 milioni di italiani hanno visto questo. Fossimo negli Usa o nel resto d'Europa non ci sarebbe niente di nuovo. Ma siamo in Italia ed è una piccola rivoluzione. Perché stiamo su Rai 1, il programma è il più visto della serata e per la prima volta la lesbica non è sfigata, pericolosa, ex-disastrata, destinata a sparire nel giro di pochissime puntate.
Anzi è un personaggio presentato come desiderabile, tanto che i colleghi (maschi) smaniano per lei e il protagonista della serie Paolo teme che sia stata mandata da sua moglie per tentarlo. Non è un caso che l'autore della serie Tutti pazzi per amore, Ivan Cotroneo, sia uno molto bravo (oltre che gay dichiarato).
Ma torniamo a Eva. Non è condannata alla castità forzata (ha una ragazza e si scopre che stanno insieme perché si baciano), né alla monogamia eterna, che è la versione moderna della castità forzata (viene subito vista con una carrellata di fidanzate). Non sembra nemmeno unicamente interessata a crescer figlie, fuggire da ex mariti violenti, aprire consorzi d'olio d'oliva, limitarsi a sfiorare le labbra della sua compagna (come la protagonista del per altro buono Il Padre delle Spose). Anzi, i 4 milioni e 265 mila spettatori che domenica 20 novembre hanno visto il primo episodio di Tutti pazzi per amore 3 e i 3 milioni 786 mila che hanno visto il secondo hanno sicuramente avuto l'impressione che a Eva con le donne piaccia andarci a letto.
Last but not least, anche l'attrice Anita Caprioli ha rilasciato interviste molto sensate: "Io rivendico non solo uno Stato laico ma anche una televisione laica, che non si fossilizzi in ipocrisie che negano la realtà e contemporaneamente mostri in prima serata ogni sorta di violenza omicida". Moltissimi dirigenti politici nazionali non sarebbero capaci di simili dichiarazioni.
Tutti pazzi per amore 3 è un passo avanti anche rispetto alla storia lesbica di Un posto al sole, andata in onda questa estate. Lì, essenzialmente la storia "serviva" a far recuperare il suo ruolo di madre ad Aurora, che aveva abbandonato la figlia bambina quando aveva scoperto di essere lesbica. Dopo la brevissima storia con l'ex cattiva della soap Marina, Aurora torna single ma recupera il rapporto con la figlia. Giusto in tempo per partire con lei per Milano e scomparire forever dalla soap. Quindi, madre attuale, lesbica in teoria.
In Un posto al sole la lesbica a tempo Marina ("Mi piaci solo tu, non le donne") si consola subito dopo con un baldo tanguero, visibilmente più giovane di lei. La svolta è stata accompagnata da numerose interviste in cui l'attrice Nina Soldano raccontava di avere anche nella vita un compagno più giovane. Ve la immaginate l'attrice che interpreta un lesbica confessare: "Ho una compagna anche nella vita"? (eppure succede).
Molto meglio Eva. Eppure anche qui, in qualche modo, non si sfugge al familismo italiano. Eva si fa "perdonare" di essere lesbica, stragiurando che suo padre è "l'unico uomo della sua vita". Proprio come nel Padre delle Spose era il patriarca Riccardo (Lino Banfi) a sdoganare il lesbismo della figlia. La bravura di Cotroneo sta nel mitigare il tutto con l'ironia della commedia, ma la Regola del Padre torna ancora una volta. Siamo italiani, si sa.
Di visibilità lesbica nella tv italiana partliamo nel documentario "Diversamente etero". Stasera sarà proiettato alla Bocconi di Milano, intervengono Ivan Scalfarotto, la professoressa Francesca Polese e Milena Cannavacciuolo (oltre a me).
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domenica 20 novembre 2011
Le nuove generazioni non avranno pensione
La mia intervista su City a Walter Passerini, uscita il 18 novembre 2011
Giornalista, Walter Passerini ha scritto con Ignazio Marino “Senza Pensioni” (Chiarelettere), libro denuncia sulla bomba previdenziale.
Cos’è la bomba previdenziale di cui parlate nel libro?
Il fatto che le future generazioni avranno una pensione tra il 30 e il 45% del loro ultimo reddito. Cioè tra 300 e 500 euro: quasi niente.
Il mese scorso l’Inps ha pubblicato uno studio che lo nega: sostiene che avranno una pensione pari al 70% dello stipendio, se dipendenti, o al 57% se parasubordinati.
Non è uno studio dell’Inps.
E di chi è?
Di Stefano Patriarca, un consulente dell’Inps. Che però non le ha fatte proprie. Sono delle elaborazioni pittoresche e fantasiose, perché assegnano ai precari una continuità di lavoro che essi non hanno.
Cosa intende?
Chi ha fatto le stime tratta i precari come se fossero operai della Fiat, non sa cosa vuol dire essere precari. E cioè avere lunghi periodi di inattività tra un contratto e l’altro.
Quando non si lavora, non si versano neppure i contributi per la pensione, giusto?
Esatto. Un precario fa fatica a raggiungere 40 anni di contributi. Di solito inizia a lavorare stabilmente dopo i 30 anni, ha delle pause, stage, periodi di malattia non pagati. La sua vita lavorativa è costellata di vuoti. Che gli impediranno di avere una pensione superiore al 30% dell’ultimo stipendio.
È pochissimo: chi è già in pensione da qualche anno prende l’80%. Chi ci va oggi circa il 70%: perché questa differenza?
Dal 1° gennaio 1996 il mondo della previdenza è cambiato: dal metodo “retributivo” (la pensione calcolata sulla base dell’ultimo reddito) si è passati a quello contributivo. Che fa dipendere l’assegno dai contributi effettivamente versati.
Ma quindi i venti-trentenni cosa possono fare?
Affidarsi al cosiddetto “secondo pilastro”, cioè la previdenza integrativa: i fondi pensione a cui si aderisce volontariamente versando una piccola percentuale dello stipendio.
Nei fondi pensioni oggi si può versare anche la liquidazione. Ma sono davvero affidabili? Non c’è il rischio che si perdano i soldi?
Parlo di fondi complementari chiusi, non fondi di investimento aperti e non investimenti azionari a rischio. I fondi chiusi operano sul mercato, ma secondo una linea di equilibrio e prudenza. Li hanno alcune categorie, come i giornalisti, i metalmeccanici, i chimici. Vi aderiscono in tutto poco più di cinque milioni di lavoratori il 23% del totale.
Perché così pochi?
In parte per il timore che siano rischiosi. In parte perché la riforma delle pensioni con il metodo contributivo è stata fatta solo a a metà: non sono stati istituiti fondi di categoria per tutti. Né gli incentivi fiscali per chi aderisce ai fondi chiusi.
I fondi integrativi obbligano a sottrarre soldi agli stipendi. Che per i giovani oggi non sono altissimi.
In effetti i giovani sono i più penalizzati. Spesso lavorano da dipendenti ma con contratti di collaborazione: fanno straordinari non pagati, sono licenziabili di fatto, non hanno malattia pagata. Eppure sono loro, insieme agli stranieri, che tengono in piedi i conti dell’Inps.
Perché?
Versano i contributi ma non ritirano le pensioni. E quindi pagano quelle di chi prende l’assegno retributivo, molto più alto rispetto ai contributi effettivamente versati.
Ecco, per loro cosa si può fare?
Prima di tutto far entrare ancora più persone, soprattutto donne e giovani, nel mondo del lavoro, in modo che versino contributi. Poi bisogna far ripartire l’economia: oggi le pensioni costano all’Italia il 14% del Pil, il doppio che nel resto d’Europa. Ma non si può tagliare ancora sulla previdenza: l’unico modo per abbassare il “peso” delle pensioni è aumentare il Pil.
Abbiamo anche un problema di evasione?
Enorme: ogni anno in Italia vengono evasi 270 miliardi di euro di contributi. Troppi datori di lavoro non li pagano o li pagano solo in parte. Ci sono aziende che per l’Inps non esistono.
Come è possibile?
Manca un sistema di controllo e gli ispettori sono pochi.
L’ex premier Silvio Berlusconi aveva promesso all’Ue di alzare a 67 anni entro il 2026 l’età della pensione. Lo faremo?
Lo aveva già fatto il suo governo, prima della lettera! A 67 anni si arriverà già nel 2021.
Lei è d’accordo?
Credo che il sistema migliore sia la cosiddetta forchetta: andare in pensione tra i 62 e i 68 anni con un sistema di incentivi e disincentivi. Chi va prima prende meno, chi va dopo prende di più. Ne beneficerebbe anche il sistema: lasciare il lavoro dopo significa pagare contributi più a lungo e stare meno tempo a carico dell’Inps.
La nuova ministra agli Affari sociali, Elsa Fornero, è un’esperta di previdenza. Cosa cambierà con lei?
È una studiosa molto preparata, che sicuramente cercherà di rendere il sistema più equo. Ma deve sapere che non è possibile fare una riforma delle pensioni senza una riforma del mercato del lavoro che aiuti giovani e precari.
Cos’è la bomba previdenziale di cui parlate nel libro?
Il fatto che le future generazioni avranno una pensione tra il 30 e il 45% del loro ultimo reddito. Cioè tra 300 e 500 euro: quasi niente.
Il mese scorso l’Inps ha pubblicato uno studio che lo nega: sostiene che avranno una pensione pari al 70% dello stipendio, se dipendenti, o al 57% se parasubordinati.
Non è uno studio dell’Inps.
E di chi è?
Di Stefano Patriarca, un consulente dell’Inps. Che però non le ha fatte proprie. Sono delle elaborazioni pittoresche e fantasiose, perché assegnano ai precari una continuità di lavoro che essi non hanno.
Cosa intende?
Chi ha fatto le stime tratta i precari come se fossero operai della Fiat, non sa cosa vuol dire essere precari. E cioè avere lunghi periodi di inattività tra un contratto e l’altro.
Quando non si lavora, non si versano neppure i contributi per la pensione, giusto?
Esatto. Un precario fa fatica a raggiungere 40 anni di contributi. Di solito inizia a lavorare stabilmente dopo i 30 anni, ha delle pause, stage, periodi di malattia non pagati. La sua vita lavorativa è costellata di vuoti. Che gli impediranno di avere una pensione superiore al 30% dell’ultimo stipendio.
È pochissimo: chi è già in pensione da qualche anno prende l’80%. Chi ci va oggi circa il 70%: perché questa differenza?
Dal 1° gennaio 1996 il mondo della previdenza è cambiato: dal metodo “retributivo” (la pensione calcolata sulla base dell’ultimo reddito) si è passati a quello contributivo. Che fa dipendere l’assegno dai contributi effettivamente versati.
Ma quindi i venti-trentenni cosa possono fare?
Affidarsi al cosiddetto “secondo pilastro”, cioè la previdenza integrativa: i fondi pensione a cui si aderisce volontariamente versando una piccola percentuale dello stipendio.
Nei fondi pensioni oggi si può versare anche la liquidazione. Ma sono davvero affidabili? Non c’è il rischio che si perdano i soldi?
Parlo di fondi complementari chiusi, non fondi di investimento aperti e non investimenti azionari a rischio. I fondi chiusi operano sul mercato, ma secondo una linea di equilibrio e prudenza. Li hanno alcune categorie, come i giornalisti, i metalmeccanici, i chimici. Vi aderiscono in tutto poco più di cinque milioni di lavoratori il 23% del totale.
Perché così pochi?
In parte per il timore che siano rischiosi. In parte perché la riforma delle pensioni con il metodo contributivo è stata fatta solo a a metà: non sono stati istituiti fondi di categoria per tutti. Né gli incentivi fiscali per chi aderisce ai fondi chiusi.
I fondi integrativi obbligano a sottrarre soldi agli stipendi. Che per i giovani oggi non sono altissimi.
In effetti i giovani sono i più penalizzati. Spesso lavorano da dipendenti ma con contratti di collaborazione: fanno straordinari non pagati, sono licenziabili di fatto, non hanno malattia pagata. Eppure sono loro, insieme agli stranieri, che tengono in piedi i conti dell’Inps.
Perché?
Versano i contributi ma non ritirano le pensioni. E quindi pagano quelle di chi prende l’assegno retributivo, molto più alto rispetto ai contributi effettivamente versati.
Ecco, per loro cosa si può fare?
Prima di tutto far entrare ancora più persone, soprattutto donne e giovani, nel mondo del lavoro, in modo che versino contributi. Poi bisogna far ripartire l’economia: oggi le pensioni costano all’Italia il 14% del Pil, il doppio che nel resto d’Europa. Ma non si può tagliare ancora sulla previdenza: l’unico modo per abbassare il “peso” delle pensioni è aumentare il Pil.
Abbiamo anche un problema di evasione?
Enorme: ogni anno in Italia vengono evasi 270 miliardi di euro di contributi. Troppi datori di lavoro non li pagano o li pagano solo in parte. Ci sono aziende che per l’Inps non esistono.
Come è possibile?
Manca un sistema di controllo e gli ispettori sono pochi.
L’ex premier Silvio Berlusconi aveva promesso all’Ue di alzare a 67 anni entro il 2026 l’età della pensione. Lo faremo?
Lo aveva già fatto il suo governo, prima della lettera! A 67 anni si arriverà già nel 2021.
Lei è d’accordo?
Credo che il sistema migliore sia la cosiddetta forchetta: andare in pensione tra i 62 e i 68 anni con un sistema di incentivi e disincentivi. Chi va prima prende meno, chi va dopo prende di più. Ne beneficerebbe anche il sistema: lasciare il lavoro dopo significa pagare contributi più a lungo e stare meno tempo a carico dell’Inps.
La nuova ministra agli Affari sociali, Elsa Fornero, è un’esperta di previdenza. Cosa cambierà con lei?
È una studiosa molto preparata, che sicuramente cercherà di rendere il sistema più equo. Ma deve sapere che non è possibile fare una riforma delle pensioni senza una riforma del mercato del lavoro che aiuti giovani e precari.
Elena Tebano
elena.tebano[chiocciola]rcs.it
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martedì 15 novembre 2011
L'amore supera la barriera del suono
Su Women Mag di Novembre la mia intervista ad una coppia lesbica con figli, Annie Saltzman-Pini e Micaela Pini
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venerdì 7 ottobre 2011
Forzagnocca.it, il nuovo sito del Pdl

La battuta, ahinoi, è nota. Per un po' è diventata realtà. Guardate infatti l'indirizzo della pagina sopra: www.forzagnocca.it La foto è stata scattata stanotte (cliccateci sopra per ingrandirla). Con il segretario del Pdl Angelino Alfano, grande promessa della politica italiana (ci dicono) che a tratti faceva capolino sorridente sotto quel dominio. Sembra che sia una beffa di qualche hacker. Io, lo ammetto, ho pensato che qualche solerte dipendente avesse preso alla lettera le parole del Capo.
In un momento in cui la sopravvivenza del governo Berlusconi è sempre più incerta, il debito dell'Italia desta sempre più preoccupazioni, il consiglio dei ministri non riesce a varare il decreto sviluppo che ci chiedono (e promettono) da almeno sei mesi, e il premier non sa portare a casa la nomina del nuovo governatore della Banca d'Italia, il presidente del Consiglio va alla Camera per assistere alla discussione del ddl che limita la possibilità di usare e pubblicare le intercettazioni. Non si votava neppure, ma lui era lì. Come a dire: a me questo interessa.
Poi, per ostentare il suo famoso ottimismo annuncia che il governo avrà lunga vita, l'unica cosa che serve è cambiare il nome del suo partito: "Cambieremo nome al partito, perché bisogna dare segnali di cambiamento e novità. Ci sono proposte? Fatevi avanti. Anche se mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca".
Ecco fatto. A furor di esperti, è chiaro che stavolta l'operazione di alleggerimento non gli è riuscita. Gli italiani, ormai, hanno poca voglia di scherzare. Stamani, intanto, forzafnocca.it non era più accessibile, rimaneva solo il favicon del Pdl.

Ecco fatto. A furor di esperti, è chiaro che stavolta l'operazione di alleggerimento non gli è riuscita. Gli italiani, ormai, hanno poca voglia di scherzare. Stamani, intanto, forzafnocca.it non era più accessibile, rimaneva solo il favicon del Pdl.

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