mercoledì 23 settembre 2009

La finanziaria? Zero misure contro la crisi


Il governo vara una mini-finanziaria e molti giornali (Stampa e Corriere per esempio), titolano sullo slogan "zero tasse e zero tagli" propagato dal ministro dell'economia Giulio Tremonti. Si scordano di aggiungere "zero misure".

Nei tre articoli del testo, infatti, non c'è niente di sostanzioso per l'economia (se non generici impegni per quando i conti andranno meglio) e soprattutto non c'è niente contro la recessione che, notizia di ieri, ha bruciato quasi 400mila posti di lavoro in un anno. Lo spiegano gli economisti indipendenti de lavoce.info e lo riassume City. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

venerdì 18 settembre 2009

Adele Orioli: "Difendo la libertà di non credere"

Domani a Roma ci sarà il primo meeting degli atei italiani, un incontro per parlare di laicità nel Paese in cui si trova il Vaticano.

Adele Orioli, responsabile delle iniziative giuridiche dell'Uaar (unione di atei agnostici e razionalisti), spiega in questa intervista a City perché è fondamentale - purtroppo - difendere il diritto a non credere in dio.

Tra parentesi l'Uaar è forse l'unica associazione a sostenere nel proprio statuto che non dovrebbe esistere: in un Paese civile, in cui i diritti umani sono rispettati, non credere è una manifestazione come le altre della libertà di pensiero e coscienza. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.


mercoledì 16 settembre 2009

La vita impossibile dei precari d'Italia

Anche oggi l'Ocse avverte che il peggio deve ancora venire: l'effetto della crisi sul lavoro si farà sentire da qui al 2010. Nei paesi capitalisti spariranno 57 milioni di posti di lavoro. In Italia un milione e centomila.

E' come se l'intera città di Milano si ritrovasse disoccupata. Fate un po' voi. E i più colpiti saranno giovani, precari, immigrati. In italia, però, continuiamo a parlare di scandali e partiti. Su City trovate l'intervista al regista Giacomo Faenza, che ha girato "Caro Parlamento" un film-inchiesta per raccontare come si vive da precari "normali". Fa paura. Cliccate sulle immagini per ingrandire.


Berlusconi a Onna con gli applausi registrati



Ieri a Onna c'è stata la cerimonia per la consegna delle case del miracolo ai primi terremotati. "E' una promessa mantenuta, una promessa ardita ma mantenuta", si è vantato ieri il premier Silvio Berlusconidi fronte all 47 casette di legno (quasi) finite.

"La consegna della case è avvenuta in tempi record e mai, in una ricostruzione post sisma, si è registrata una tale rapidità, un impegno ed una presenza così determinante del governo", ha incalzato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri". Peccato che Marco Travaglio, sul suo blog, spieghi che tutte le altre "ricostruzioni" sono state più veloci. E che le casette di Onna non le abbia fatte il governo, ma la provincia di Trento con i soldi della Croce rossa.

Per finire, anche la consegna non nè stata così splendida splendente come racconta la Tv. Anche se ad abbellirla c'erano gli applausi registrati. Lo spiega su City una testimone oculare. Cliccate sul testo per ingrandire.

Se poi volete l'articolo aggiornato, leggetelo su City online. Sul Blog di Anna Pacifica Colasacco, invece, trovate il resoconto completo della consegna di Onna.

venerdì 11 settembre 2009

Berlusconi, le donne italiane non ne possono più



"Un imprenditore di Bari, ormai noto, che si chiama Tarantini, o Tarantino, era venuto ad alcune cene facendosi accompagnare da belle donne. Io dico, alzi la mano qualcuno tra i maschi, i miei colleghi qui presenti, per dire che non è una cosa gradevole quella di sedersi a un tavolo e invece di trovarsi soltanto persone lontane dall'estetica, se invece gli occhi si posso posare su delle presenze femminili gradevoli e simpatiche",

Silvio Berlusconi, La Maddalena, 10 settembre 2009



Le facce dei presenti dicono tutto: l'autodifesa del premier italiano Silvio Berlusconi è sempre un'aggravante. Le donne sono qualcosa di "esteticamente piacevole" su cui posare gli occhi e che forniscono "prestazioni sessuali". Con il Vaticano lui parla quotidianamente.

E poi la minaccia finale al El Pais, da mettere i brividi: se continuate così, a scrivere contro di me, fallite, fa capire il premier. Altra minaccia, 18 anni di galera, arriva contro la puttana (scusate la brutalità) che l'ha inguaiato, l'escort barese Patrizia D'Addario. Che io sappia, in Italia c'è ancora l'obbligatorietà dell'azione penale, e la D'Addario non è indagata per alcun reato. Vi consiglio di guardare tutto il video, perché è molto rivelatorio.

Qui di seguito trovate l'intervista su City a Chiara Volpato. E' la studiosa di psicologia sociale che qualche settimana fa ha scritto un bellissimo articolo sul New York Times a proposito della situazione italiana. Su City Chiara Volpato analizza il linguaggio di Silvio Berlusconi, il suo atteggiamento nei confronti delle donne e la storia di veline e prostitute, e spiega perché fa male all'Italia. Cliccate sulle immagini per ingrandire.




CHIARA VOLPATO insegna psicologia sociale all’università di Milano-Bicocca. Un suo articolo sul New York Times ha fatto il giro del mondo: sostiene che le italiane sono pronte a scendere in piazza.

Professoressa Volpato, perché le donne italiane dovrebbero protestare?

Il modo in cui la classe dirigente italiana le tratta non ha uguali nelle democrazie occidentali. Anzi, in una democrazia non è tollerabile.
Si riferisce all’imprenditore che ha confessato di aver pagato donne per far sesso con il premier Silvio Berlusconi e un politico locale del Pd, per ottenerne i favori?
Mi riferisco a quello, alle cosiddette veline in politica, alle donne che tuttora compaiono in tv svestite e mute, accanto a uomini vestiti, più anziani e parlanti.
Qual è il problema?
Che sulla scena pubblica le donne vengono usate. Lo ha detto lo stesso avvocato del premier, Niccolò Ghedini, quando ha definito Berlusconi “utilizzatore finale” di una prostituta. Così le donne vengono ridotte a un oggetto, sminuite, addirittura vendute. È vero che succede ogni giorno sulle strade, ma è grave che coinvolga i massimi livelli dello Stato.
Il premier Berlusconi oggi ha negato “di aver mai pagato qualcuno per una prestazione sessuale. Da cacciatore”, ha spiegato, “che divertimento ci sarebbe?”.
Intanto ha usato la metafora della caccia, delle donne come preda, da prendere, conquistare, consumare. Se non è sessismo questo! Le donne vere, quelle di ogni giorno, dove sono? Dove siamo?
Molte persone pensano che questa sia solo una faccenda privata del premier. E di sicuro non è un reato.
Ormai in Italia c’è l’idea che un politico debba dimettersi solo se ha responsabilità penali. Ma non è così: una persona che riveste un ruolo pubblico ha degli obblighi morali e politici. È responsabile dell’immagine che dà di sé e del Paese.
Cioè?
È come se dicesse agli uomini: le donne si usano solo o come mogli per fare figli o come amanti per il proprio piacere. E alle donne dice: voi potete stare sulla scena pubblica solo come decorazione, non come persone che contribuiscono al bene comune del Paese. Lo stesso succede in tv: le donne ridotte a immagine diventano un modello.
Se una vuole usare il proprio corpo per fare carriera, perché non dovrebbe?
Che tipo di carriera fai usando il corpo? Alla fine vieni usata. E poi: se tu usi molto il tuo corpo, il cervello passa in secondo piano: nessuno te lo riconosce più, anche se ce l’hai. Infine le ricerche scientifiche mostrano che le donne che puntano sul corpo pagano un prezzo molto alto.
Quale prezzo?
Finiscono per guardarsi con lo sguardo degli altri; non pensano più “Cosa posso fare io della mia vita?”, ma “Cosa provano gli altri di fronte al mio corpo?”. Gli studi psicologici mostrano che perdono fiducia in se stesse, hanno scarsa autostima e si ammalano più spesso di depressione.
Però si dice che in politica valga ogni arma e che le belle donne portino più voti…
Nessuno pensa di dire: Raul Bova è un attore bellissimo, facciamogli fare il ministro della Cultura, facciamogli fare il ministro delle Pari opportunità. Vale solo per le donne. Oltretutto questo fa male anche alla politica.
Danneggia la politica?
Sotto c’è l’idea che la politica sia solo immagine. Invece significa lavorare per fare stare meglio un Paese .E questo richiede capacità e competenza. Io sto in università: le assicuro che di donne competenti ne vedo tutti i giorni. Ora la politica valorizza soprattutto le altre.
I suoi sembrano discorsi femministi: non è passata quella stagione?
Non ho mai fatto parte di gruppi femministi. Ma più invecchio e più divento femminista: lo richiedono i tempi.
Cosa intende?
Le donne italiane sono quelle che in Europa lavorano di più rispetto agli uomini : perché si accollano il lavoro domestico. Quindi devono sottrarre energie a quello fuori, o rinunciare ai figli. Se poi parli con chi fa selezione del personale, ti dice che a parità di competenze tra una donna e un uomo si sceglie sempre un uomo.
La discriminazione di genere è un problema solo delle donne?
Il maschilismo obbliga anche gli uomini ad avere un ruolo molto limitato. In più ricerche americane dimostrano che oggi le città più all’avanguardia sono quelle in cui donne e gay occupano posti dirigenziali. Noi li escludiamo. Dovremmo valorizzarli: non batteremo mai l’India facendo le magliette più economiche, ma essendo più creativi, inventando prodotti nuovi.
Perché lei ha preso posizione e scritto l’articolo sul New York Times?
Perché non lo faceva nessuno. Io insegno a ragazzi e ragazze dell’università e ho sentito che loro erano a disagio con quello che stava succedendo: volevano una risposta. Siccome ho anch’io un ruolo pubblico, una responsabilità, ho sentito che lo dovevo a loro e alle mie figlie adolescenti. Perché sapessero che l’Italia non è solo quella che appare in tv.
Elena Tebano

mercoledì 9 settembre 2009

Alla violenza si può dire no


"Non siamo qui per lamentare la condizione femminile. Né solamente per denunciare o piangere. Siamo qui per la lotta e per la vittoria"

Mara Carfagna, 9 settembre 2009



Oggi a Roma c'è il G8 delle donne. Non so cosa significhi di preciso. Spero che sia qualcosa in più che belle parole. Lo dice anche la ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna. Ma usa una frase da far venire i brividi: "Non siamo qui per lamentare la condizione femminile. Né solamente per denunciare o piangere. Siamo qui per la lotta e per la vittoria".

A parte che subito dopo una delle "testimoni" si è messa a piangere e la Carfagna l'ha abbracciata ed accompagnata fuori, la scelta dei termini è preoccupante: la stessa della retorica fascista, che certo le donne le rispettava poco. Le parole sono pietre, ministra, sarebbe meglio usarle con più accortezza.

Pubblico invece un'intervista uscita qualche tempo fa su City in cui una donna racconta come ha lasciato il comagno che la picchiava: senza retorica, ma grazie a strutture come il Telefono Rosa, uscire dalla violenza si può. Cliccate sul testo per ingrandirlo.


Influenza A, il pericolo è la psicosi

Influenza messicana, infleunza suina, influenza A. Chiamatela come vi pare, il punto è che fa paura in tutto il mondo. Anche se non dovrebbe perché l'influenza causata dal virus AH1N1 è meno pericolosa di quelle stagionali. Anche loro, tra parentesi, sono influenza A: cambia solo la sigla a seguire, perché i virus influenzali di quel ceppo sono i piu diffusi tra quelli umani.

La psicosi si è scatenata per un effetto morboso dei media; in più fa comodo anche alle case farmaceutiche. Ma sono convinta che più che il dolo qui giochi l'ignoranza della categoria giornalistica. I medici hanno parlato di "pandemia" perché il virus era a diffusione veloce. Siccome aveva una componente animale (l'origine era in un'influenza dei maiali) temevano che mutasse in modo da non essere riconoscibile dal sistema immunitario umano. L'Oms ha monitorato l'epidemia solo per questo. E in ogni caso la mutazione non c'è stata.

I giornalisti hanno letto pandemia e hanno capito peste. Così hanno iniziato a riportare ogni singolo caso di influenza. Omettendo di specificare che chi si ammala spesso non haa neanche la febbre. E a morire, nei Paesi in cui c'è un sistema sanitario evoluto, è solo chi ha problemi di salute pregressi. Persone per cui anche un raffreddore è letale.

Vi ricordate la Sars? E l'aviaria? Siamo già morti tutti almeno due volte. Quindi per favore, niente psicosi. Parola di Umberto Veronesi. Di seguito l'articolo uscito su City in cui lo spiega (cliccate sull'immagine per ingrandire).

ps: Ovviamente l'orrido errore nella frase finale è un refuso. Si legge "Siamo sicuri che l’epidemia aumenterà ma la pericolosità è molto limitata, meno della mortalità dell’influenza stagionale che è dell’uno per mille".