lunedì 11 maggio 2009

Ddl sicurezza, in adozione i figli delle irregolari


"Mi hanno portata via da mia madre poco dopo la mia nascita. I primi sei mesi di vita, li ho passati in un centro pediatrico per ritardati mentali. Lì ho vissuto le prime torture psichiatriche di un bambino jenische"

Mariella Mehr, poetessa jenische (comunità gitana)



Il governo ha posto la fiducia sul Ddl sicurezza: significa che o passerà così com'è, o dovrà essere sciolto tutto l'esecutivo (64 persone tra ministri, viceminisrti e sottosegretari, abbastanza da giocare un torneo di calcio).

Nel disegno di legge oltre alle ronde, al reato di clandestinità, alla detenzione fino a 6 mesi nei Cie senza garanzia dei minimi diritti civili (e per di più inutile: studi indipendenti dimostrano che o si identifica una persona in due mesi o non ci si riesce proprio), c'è l'obbligo di presentare il permesso di soggiorno per accedere ai servizi pubblici.

La conseguenza la spiega l'Ansa in due righe di spietata sintesi: "Le straniere irregolari senza passaporto non potranno riconoscere i propri figli che diventeranno così adottabili".

L'effetto collaterale della campagne elettorale della Lega, che punta sul ddl sicurezza per guadagnare voti alle amministrative e alle europee di giugno, è agghiacciante.

Ricorda la pulizia etnica fatta dagli Svizzeri tra il 1926 e il 1972. Per quasi mezzo secolo, gli svizzeri hanno cercato di sradicare la "piaga del nomadismo", sottraendo i figli agli zingari, che nel paese erano soprattutto di etnia jenische. L'altra misura era la sterilizzazione forzata. Campagne simili sono state adottate anche dalla Svezia, fino al 1975.

Quello che è successo al di là delle Alpi lo ha raccontato anche la poetessa Mariella Mehr: "Mi hanno portata via da mia madre poco dopo la mia nascita (...) I primi sei mesi di vita, li ho passati in un centro pediatrico per ritardati mentali. Lì ho vissuto le prime torture psichiatriche di un bambino jenische (...) Quando per la prima volta ho chiesto al mio tutore, il dottor Siegfried, chi fossero i miei genitori, mi ha detto (...) tua madre è una puttana, tuo padre un asociale. E questo, me lo sono portato dietro per dieci anni. Finché ho capito il significato di quelle parole: i miei genitori erano zingari", spiegava.

Oggi la "piaga" è quella "dell'immigrazione clandestina". Lo ha ricordato il ministro dell'Interno Roberto Maroni in persona, domenica scorsa: "Chiudiamo la falla, l'emorragia dalla Libia e almeno possiamo dire che la piaga dell'immigrazione clandestina potrà essere risolta così come abbiamo promesso in campagna elettorale", ha detto.

Si riferiva ai respingimenti degli irregolari che violano il diritto di asilo (si rimandano tutti indietro, senza verificare se siano vittime di persecuzioni in patria). E non ha avuto pudore a ricordare che quando si parla di immigrazione, si parla di promesse elettorali.

La Svezia e la Svizzera hanno ripagato le vittime delle loro campagne di pulizia sociale con soldi sonanti. Noi, forse, potremmo pensarci prima: ne va anche della nostra umanità.

domenica 10 maggio 2009

La Moratti: "Votate Penati"


"Ci sono moltissime ragioni per votare Guido Penati",

Letizia Moratti, 10 maggio 2009



Era la grande manifestazione per lanciare la candidatura di Guido Podestà (Pdl) alla guida della Provincia di Milano. Per sostenerlo è intervenuta anche Letizia Moratti, sindaco milanese del Pdl. Al termine di un appassionato discorso, la Moratti l'ha detto: "Sono tantissime le ragioni per votare Guido Penati...".

Guido di cognome fa Podestà, ed è il candidato del Pdl. Penati di nome fa Filippo ed è l'attuale presidente della provincia di Milano. Il suo partito è il Pd, anche se lui non ama ricordarlo. Rimango convinta che i lapsus, in politica come nella vita, contino.

E quindi delle due, l'una: o Podestà è talmente impresentabile, che neppure la sua sponsor ufficiale ha voglia di votarlo; oppure Penati è talmente di destra, che la Moratti lo voterebbe volentieri. Chissà.

Di Certo Penati è uno che vuole "zero campi rom". E non perché pensa a politiche di integrazione più efficaci, ma perché "la soluzione è il rimpatrio". Sembra la brutta copia della Lega. Non è una grande strategia per vincere le elezioni a Milano.

Anzi, mi sembra uno di quegli errori madornali che stanno affossando la sinistra italiana (lo ha detto Debora Serracchiani, e per questo gli elettori la osannano). Per chi fosse interessato all'argomento, la settimana scorsa è uscito un illuminante articolo dello storico Perry Anderson su Internazionale.

"La sinistra italiana era una volta il più grande e impressionante movimento popolare per il cambiamento sociale in Europa occidentale", scrive Anderson, "Nessun altro paese ha dilapidato del tutto un patrimonio così imponente". La sua tesi è che la moderazione dei leader della sinistra serva a nascondere la mancanza di democrazia e di rinnovamento della sua classe dirigente. E che finisca solo per allontanare gli elettori.

mercoledì 6 maggio 2009

Marcia indietro sul decreto Abruzzo



Vi ricordate il decreto abracadabra? E' quello che doveva dare i soldi ai terremotati, ma si era scordato di prevederli. Il giusto sdegno degli abruzzesi ha funzionato. O forse sono state le proteste di Comuni e Provincia. Fatto sta che il governo ha fatto (almeno per ora) marcia indietro.

E nel consiglio dei ministri di oggi ha previsto di ripagare tutta la ricostruzione delle case fino a 150mila euro (e non più un terzo) e di dare meno poteri alla società governativa Fintecnica, che si sarebbe ritrovata proprietaria delle case ricostruite con i mutui agevolati. Gli emendamenti devono essere aggiunti al decreto.

Speriamo. Anche perché ancora non è chiaro dove verranno presi i soldi.

La falsa promessa del federalismo fiscale


"La prima cosa che faremo è il federalismo fiscale, perché i nostri sindaci sono stanchi di andare a elemosinare soldi a Roma", Umberto Bossi, 15 aprile 2008



"Il federalismo fiscale è legge". Il 29 aprile, quando il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega voluto dalla Lega, erano queste le parole d'ordine su tutti i media. Il partito di Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Roberto Maroni ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia.

In campagna elettorale la Lega aveva promesso che il 90% delle tasse sarebbe rimasto dove viene pagato. E con "federalismo fiscale" questo ci si aspetterebbe. In realtà la legge approvata dal centrodestra è un carrozzone vuoto. Il suo contenuto dovrà deciderlo il governo e sicuramente non mancheranno le lotte intestine.

Ecco alcuni punti della legge sòla (come si dice a Roma):

1. Non si sa di preciso quali sono i compiti amministrativi che spettano alle regioni e agli enti locali, né i livelli minimi di servizi che le une e gli altri devono offrire.

2. Non si sa quali tasse nazionali dovranno essere sostituite da quelle locali e quindi quante "resteranno" nei territori che le pagano.

3. Non si sa quanto costerà l'attuazione del federalismo fiscale.

Però "è legge" e siamo tutti contenti.

Gad Lerner, maiale confesso


"So essere maiale di mio",
Gad Lerner, L'Infedele, 5 maggio 2009




Gad Lerner è uno dei nostri giornalisti più colti e raffinati. Basta guardare il suo sito internet. Lunedì ha dedicato una puntata dell'Infedele alla soap opera berlusconiana: Veronica contro Silvio.

Bisognerebbe essere in coma per essersela persa, in questi giorni. Io ci ho provato. Non sopporto lo pseudofemminismo che vede in Veronica Lario l'eroina della rivolta femminile contro il machismo italico. Non lo è: ne ha sfruttato - finora - i vantaggi.

All'Infedele, però, è successo qualcosa di molto rivelatorio, che sì, davvero, va oltre la soap opera berlusconiana. Nel bel mezzo della sua puntata in difesa delle donne e del loro ruolo pubblico, Gad Lerner ha fatto una precisazione. La trovate qui, al minuto 19 e 58 secondi.



Se un uomo come Lerner sente il bisogno di specificare che non è un bacchettone vantandosi di essere un maiale, non c'è puntata a sostegno delle donne che regga. Secondo Emma Bonino - "Berlusconi è uno che disprezza le donne". Ma anche uomini più illuminati di lui fanno passare la loro identità attraverso una certa idea del sesso.

La potenza sessuale equivale è la virtù per eccellenza degli uomini (anche se devono solo dimostrare che sono privi di pregiudizi, come Lerner), l'essere donna è ridotto alla capacità di sedurre dell'oggetto sessuale. E' limitante per gli uomini e le donne.

Il punto non è se sia una forma di libertà rifarsi le labbra o il seno per piacere o piacersi di più. Il punto è che le donne non hanno altra forma di accesso al potere e alla rilevanza pubblica. Coloro che non si piegano a fare da decorazione, difficilmente ottengono ruoli pubblici. Le donne lo sanno e quindi scelgono la scorciatoia.

Purtroppo vale in ogni schieramento politico e in ogni professione: più spesso che no, le donne che arrivano a posizioni rilevanti lo fanno grazie a un uomo (padre o amante che sia). Lo sappiamo bene tutti. Il valore del premier Silvio Berlusconi, qui, è solo quello di sintesi: rende manifesto ciò che negli altri è implicito.

E così può capitare che non generiche veline, ma un'ex soubrette diventi ministra delle Pari Opportunità, o un'attrice con poca esperienza nel mondo dello spettacolo, e nessuna in politica, sia candidata alle europee (non lo dico io, lo dimostra lei con il suo sito).

Sui criteri di selezione, lascio la parola alla direttrice dell'Unità Concita De Gregorio. Dal minuto 9 e 35 secondi, per chi desidera.

martedì 5 maggio 2009

La famiglia nel centrodestra

Pdl, Lega e Udc fanno campagna elettorale sui valori della famiglia tradizionale. Poi, nella vita, fanno altro. Da City di oggi. Cliccate per ingrandire.



La contraddizione è talmente grossa, che il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha dovuto ritirare i suoi manifesti elettorali per le europee. Lo raffiguravano come buon padre di famiglia, al motto di "Un Disegno Comune". Peccato che il web se ne sia subito appropriato. E lo slogan dell'Udc di Casini sia diventato Un Divorziato Cattolico.


Dove sono finiti i soldi per il terremoto?



Rosella Graziani è una "cittadina dell'Aquila", sfollata a Chieti. Ha fatto quello che spetterebbe ai giornalisti: i conti in tasca al governo. E si è resa conto che nel decreto legge per l'Abruzzo mancano i soldi per i terremotati.

Il governo lo aveva varato il 23 aprile, promettendo 8 miliardi di euro. Lo stesso giorno in cui il premier Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il G8 all'Aquila. Così tutti i media avevano parlato del G8 e nessuno degli stanziamenti per il terremoto. Una trovata da perfetto manuale della disinformazione.

C'è voluta una semplice cittadina, per ricordare a tutti come stavano le cose. Ieri, anche Antonello Caporale l'ha ripresa su Repubblica, con un pezzo sul decreto abracadabra.

Riporto di seguito la lettera di Rosella Graziani, pubblicata dal Messaggero il 3 maggio scorso.

Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito ad una ingiustizia tanto grande e ad un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie, come è accaduto in occasione del devastante terremoto che l’ha colpita e nel quale, nel giro di una trentina di secondi, tanta gente ha perso tutto, affetti, amicizie, casa, e molti anche il lavoro, per non parlare dei monumenti che rendevano unica la città.

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel Friuli e in Umbria), non vale per l’Abruzzo. Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo.

Sennonché la caratteristica dell’Aquila e degli altri comuni colpiti è quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito, costituirà l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. Si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna. Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l’intera spesa per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato, con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39è un meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche, finanziarie e usurai.

L’ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a coprire le tante “passerelle” e sceneggiate e come fosse interessata l’esaltazione della dignità degli abruzzesi, “forti e gentili”.

Dott.ssa Rosella Graziani
cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH)